αὐτός

Vai ai contenuti

Aequilibrium

αὐτός
Pubblicato da in αὐτός · 6 Aprile 2019
C'è un ideale verso il quale ogni individuo è teso ad orientare il senso, o meglio il peso della propria esistenza, una condizione a cui affidare l'illusoria perfezione delle cose che danno forma ai propri spazi vitali, racchiusi tra rasserenanti argini di certezze, schematismi e precisi cicli temporali. Gli antichi identificavano questa condizione di grazia con il termine "aequilibrium", dalla fusione semantica delle parole aequus «uguale» e libra «bilancia. Dunque, proprio come una bilancia, posiamo continuamente sui piatti dell'esistenza da una parte gli eventi della vita che ci avvolgono e ci travolgono, dall'altra la nostra identità, il nostro essere individui, cercando un parallelismo, una linea di confine che possa consegnare al nostro procedere un senso di profonda stabilità. L'idea di immutabilità è alla base di qualsiasi convinzione ideologica, poichè attorno ad essa costruiamo la struttura della nostra dimensione interiore in funzione delle "verità" continuamente ricavate ed assorbite dal mondo esterno. In tal modo l'equilibrio diventa simbolo valorizzante di controllo, simmetria, equità; una dimensione teoreticamente armonica che si espande sul piano oggettivo dell'etica esistenziale, dissolvendo inesorabilmente la natura soggettiva dell'osservare, del considerare e del dedurre; una illusoria stabilità nella quale nulla può e nulla deve mutare attorno alla fragile certezza di convinzioni e paradigmi deliranti per quanto idealmente inviolabili, ai quali affidiamo il senso di tutta la nostra vita. La società, come qualsiasi altro processo di evoluzione antropologica, fonda la propria natura istituzionale di "res comune" sull'aequilibrium delle proprie origini storico/territoriali, custodendo nell'attività di istruzione e di formazione degli individui il senso della tradizione culturale, della conservazione e della non mutabilità dei principi che ne costituiscono le radici. Eppure il valore sostanziale dell'equilibrio, inteso come status assoluto di un percorso introspettivo di crescita esistenziale, non va individuato in una condizione di eterna immutabilità, ma nelle capacità di oscillare continuamente tra le differenze della vita restando al contempo saldamente ancorati al proprio centro.
In tema di autismo il senso dell’inclusione non dovrebbe allontanarsi mai da questa visione di “instabile stabilità”. Resta sempre un percorso intimamente individuale,  ma allo stesso tempo estremamente proteso verso l’altro. Un’alterità profonda, particolarmente complessa, che consente di riconoscere le differenze altrui senza pretendere di soffocarne l’essenza. Eppure, nonostante una maggiore apertura alla consapevolezza, l’autismo continua in parte ad essere prigioniero di un paradigma che nega il divenire ed il fluire dell’individuo, rifiutando la possibilità di una visione prospettica e sensoriale del mondo guidata da un “aequilibrium”  dinamico, libero e sinestetico, privo di qualsiasi interferenza ed alterazione sostanziale del pensiero esterno. Ciò in quanto è molto più semplice cercare di portare l’altro al centro della nostra linea d’orizzonte, nell’immota stabilità dei nostri equilibri sintetici, piuttosto che oscillare oltre gli argini delle nostre certezze. Mettersi in discussione senza perdersi vuol dire restare fedeli alla propria essenza, riconoscendo che esiste altro al di là del nostro senso oggettivo della  vita.
Parlando di inclusione recentemente i nostri figli hanno vissuto una bellissima esperienza che, nella settimana mondiale dedicata all'autismo, apre perfettamente le porte al futuro ed alla consapevolezza. Con l'ausilio della AsL Napoli 1, in visita guidata presso l’aeroporto di Napoli sono stati ospitati dal personale della GE.S.A.C. S.p.A., attivamente impegnata, in collaborazione con l'Enac, nel progetto “Aeroporto amico” dedicato ai bambini ed ai ragazzi con autismo. La serenità d’animo con cui sono stati accolti è il chiaro esempio di un equilibrio che ha imparato ad oscillare tra le differenze della vita. Lo sguardo aperto ed il sorriso degli operatori rappresentano il risultato concreto di un profondo senso di alterità e di fiducia che consente di osservare il mondo attraverso gli occhi dell’altro. Metaforicamente nessun luogo poteva rivelarsi più appropriato.
L’aeromobile EasyJet visitato dai nostri figli era fermo sulla pista, eppure pochi si sono accorti che eravamo tutti in volo in un cielo aperto, dove gli equilibri e le visioni personali sono libere di muoversi da un punto all’altro della vita, senza per questo perdere la propria direzione.  
Forse il senso dell’inclusione è proprio quello di affidarsi ad un equilibrio che ci consente di virare verso orizzonti altri, senza per questo abbandonare la rotta della propria essenza individuale.

Gianluca Patti


Torna ai contenuti