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Autismo e pluralismo dialogico

αὐτός
Pubblicato da in αὐτός · 2 Ottobre 2016
L’autismo è un male senza identità, non  ha origini, né tracciati conoscibili che i percorsi eziologici siano in  grado di decifrare. E’ come trovarsi al centro di un oceano senza  riferimento alcuno. Si osserva l’orizzonte concentrico che delimita la  vastità dello spazio, senza individuare direzione alcuna, senza  intravedere terre sulle quali approdare. Si ascoltano teorie ed  eventualità che non conducono a nessuna soluzione certa.
Eppure una delle cose migliori che ho imparato da mio figlio è la  capacità di intravedere un nuovo senso di possibilità dietro ogni  limite. E’ una conquista che appartiene al tempo, trovata e ritrovata  nel procedere dei percorsi quotidiani, maturata nella convinzione che  l’unica destinazione perseguibile appartiene al futuro. Perché il futuro  è possibilità per definizione.
In queste aspettative avveniristiche si configura la necessità di  trovare la salvezza in una cura che non è rimedio farmacologico, ma  guarigione sociale ed istituzionale.
In tal senso mi viene da ragionare sull’autismo in termini ontologici,  in quanto categoria dell’essere che trova risposta e soluzione alla  propria particolarità esistenziale ed ai diversi intenti comunicativi e  socialmente partecipativi in un auspicabile pluralismo dialogico; ciò  rievoca, in termini etici, la teoria dell’agire comunicativo sostenuta  dal sociologo Habermas, secondo cui la comunicazione è elemento  indispensabile all’organizzazione sociale, al fine di favorire una  volontà collettiva che induca al senso di partecipazione comune volta al  reciproco intendersi; comunicazione intesa come elemento verbale o  extraverbale, che si estende alle modalità percettive soggettive di ogni  singolo individuo, ed al proprio personale modo di interagire con la  realtà circostante.
Una cura sociale, quindi, che produce i propri effetti attraverso la  naturale condivisione delle diversità, senza avere la pretesa di  divenire dimensione oggettiva, ma trovando un equilibrio collettivo nel  reciproco accoglimento delle altrui differenze; ponendo sempre il  singolo, in quanto unità particolare del tutto, al centro della propria  realtà funzionale.
Un simile scenario  è auspicabile solo favorendo una rieducazione delle  coscienze al senso di diversità ed agli intenti comunicativi, senza mai  privilegiare specifiche strategie di dialogo e di interazione che, in  contigenze di uniformità, corrono il rischio di essere riconosciute come  modelli sociali prevaricanti, la cui assenza irrimediabilmente separa  ed isola dalla collettività.
Ne consegue che i percorsi terapeutici dell’autismo non possono mai  essere diretti esclusivamente al singolo, ma devono necessariamente  coinvolgere l’intera struttura sociale.
In ciò si configura l’attività svolta attorno al Progetto “PASS”  (Progetto di adozione scolastica e sociale) sostenuto e coordinato dalla  ASL Napoli 1 in collaborazione con i genitori del Gruppo “Napoli per  l’Autismo”. Un percorso di condivisione e di formazione collettiva  intrapreso attraverso funzionali attività di inclusione, interscambio e  confronto alle quali sono chiamate a partecipare in egual misura  famiglie, Istituzioni e società.
Una concertazione fattiva in grado di favorire lo sviluppo di una nuova  Consapevolezza che, in termini ontologici,  conduce ad una fondamentale  intuizione:
La disabilità  è una delle possibili infinite espressioni dell’esistenza  e non una realtà che va considerata separata dal contesto universale di  cui è elemento naturale; in quanto tale rappresenta una differenza che  non produce limiti ma solo opportunità. I limiti, laddove esistono, non  appartengono al disabile, ma sono frutto esclusivo di una società  malata.
Questa Consapevolezza evidenzia in maniera ancora più marcata la  necessità di favorire lo sviluppo di qualità dialogiche e comunicative  migliori che diventino veicolo di una nuova identità culturale in grado  di mutare l’attuale struttura sociale basata su principi di conformità  discriminanti in una Società progressista costituita da diversità  partecipative ed edificanti.

Gianluca Patti



Noi, anime semplici e sinestetiche, che contestiamo l'involuzione delle convenzioni sociali, ingiustamente assolte da un dissacrante principio di inviolabile normalità dell'essere; noi che riconosciamo la perfezione dell'equilibrio universale nella compartecipazione esistenziale di ogni possibile diversità; noi, trasparenti e muti, ma silenziosamente estatici e mai infelici, non identifichiamo nelle parole il senso del nostro vissuto, ma ci affidiamo a purissimi silenzi e ricercata serenità, dove ogni suono può diventare colore, ogni colore mutare in voce ed ogni visione condurre lo sguardo verso molteplici possibilità percettive tra le infinite prospettive del vivere e dell'osservare.
L'autismo non ha confini, ma orizzonti infiniti; e non ha pareti, se non quelle che l'ignoranza della società sceglie di edificare. (Gianluca Patti)
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