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Dentro "la bolla"

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Pubblicato da in αὐτός · 19 Marzo 2016
Uno dei simboli con cui l’autismo viene maggiormente rappresentato è quello di una sfera di vetro o di una bolla che avvolge completamente colui che ne è affetto, isolandolo irrimediabilmente dalla realtà circostante.
Una prigione geometricamente perfetta, senza alcuna apertura, la cui totale trasparenza consente di osservare il mondo da ogni angolazione possibile, ma non di esserne parte attiva.
Ma davvero il mistero dell’autismo può essere ridotto ad una visione tanto semplicistica e riduttiva?
Personalmente quando penso all’autismo mi piace immaginare una tela bianca che rappresenta la vita, ed accanto ad essa una tavolozza sulla quale riposano miliardi di colori nell’attesa di fondersi e di colorare l’esistenza intera.  Infinite combinazioni cromatiche, apparentemente  disarmoniche, come semitoni stonati sulle linee di un pentagramma, ma che se ascoltate in profondità possono condurre al cuore della melodia.
L’esistenza  è complessità e mistero, e trabocca di vita in ogni sua forma e respiro.
L’immagine della bolla è una dimensione spenta che non lascia spazio alla vita… ma di vita le persone con autismo ne portano tanta nel cuore. Troppa. Hanno solo un diverso modo di colorare le pagine bianche dell’esistenza, che spesso non corrisponde alle frequenze visive di chi le osserva.
Se tutti ci sforzassimo di guardare oltre la rassicurante dimensione monocromatica del mondo “neurotipico” potremmo scoprire e percepire sfumature che nemmeno immaginiamo.
La comunicazione è un’arte che non può e non deve fermarsi alle sole parole.
La verità è che non esiste alcuna bolla, ma solo infinite strade ed infinite possibilità per arrivare al cuore della vita.
Sono percorsi lunghi, difficili e faticosi, spesso incerti, ma nei momenti in cui mi sento particolarmente stanco mi tornano in mente le parole di Tiziano Terzani:
“quando sei a un bivio e trovi una strada che va in su e una che va in giù, piglia quella che va in su. È più facile andare in discesa, ma alla fine ti trovi in un buco. A salire c’è più speranza. È difficile, è un altro modo di vedere le cose, è una sfida, ti tiene all’erta.” (T. Terzani)
I nostri figli sono figli del presente e del futuro. Sono figli del mondo e della vita.

Gianluca Patti


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