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I giorni di Arpocrate

αὐτός
Pubblicato da in αὐτός · 12 Agosto 2016
Quanto può essere lungo un giorno? Ne  misuriamo l’avanzare con il metro del tempo senza accorgerci che il  respiro di ogni singolo attimo che attraversa la ciclicità del nostro  esistere nasconde in se l’alternanza di ritmi incerti e impercettibili  che scandiscono e mutano il passo della vita.
Vivendo accanto ad una persona con autismo si impara presto a  considerare il peso dell’attesa che divide il giorno dalla notte e la  notte dal giorno percorrendo diverse dimensioni sensoriali, intense,  complesse, colorate di ombra e di mistero;  spesso anche di dolore.
Il silenzio è parte essenziale di questo universo percettivo, ne  scandisce inesorabilmente il procedere con passo trasparente ed  irregolare, modificando il senso di ogni cercare.
Un bambino che non possiede capacità verbali, che è privo del linguaggio  vocale è perfettamente in grado di sviluppare qualità comunicative  molto più profonde e complete ed di condividerle pienamente con chiunque  sia disposto a viaggiare assieme a lui sulle stesse frequenze  silenziose.
Il silenzio è eternità per definizione, è spazio siderale nella  dimensione comunicativa che separa ed unisce le esistenze.  E’ l’altrove  dove prosegue il senso di ogni parola che termina sull’ultimo respiro  della voce. E’ la possibilità istintiva di ascoltare la realtà prima di  qualsiasi altra abilità percettiva.
Ciò perchè la vita è perfetto equilibrio e inviolabile evoluzione. Se sottrae, necessariamente dona.
Con il sorriso e gli sguardi muti di mio figlio proseguono i miei giorni  senza tempo, con la consapevolezza che la vita restituisce valore solo  al vivere presente, oltre il quale esiste solo un nulla consumato o mai  avverato.
Sono piccoli attimi, leggeri, inafferrabili, in cui per un istante posso  osservare il centro di me stesso attraverso i suoi sguardi brevi.
Il suo silenzio è per me nettare di vita, equilibrio ed opportunità. Purezza e perfezione.
Semplicemente amore.

Gianluca Patti



Noi, anime semplici e sinestetiche, che contestiamo l'involuzione delle convenzioni sociali, ingiustamente assolte da un dissacrante principio di inviolabile normalità dell'essere; noi che riconosciamo la perfezione dell'equilibrio universale nella compartecipazione esistenziale di ogni possibile diversità; noi, trasparenti e muti, ma silenziosamente estatici e mai infelici, non identifichiamo nelle parole il senso del nostro vissuto, ma ci affidiamo a purissimi silenzi e ricercata serenità, dove ogni suono può diventare colore, ogni colore mutare in voce ed ogni visione condurre lo sguardo verso molteplici possibilità percettive tra le infinite prospettive del vivere e dell'osservare.
L'autismo non ha confini, ma orizzonti infiniti; e non ha pareti, se non quelle che l'ignoranza della società sceglie di edificare. (Gianluca Patti)
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