αὐτός

Vai ai contenuti

Il senso delle parole

αὐτός
Pubblicato da in αὐτός · 26 Marzo 2016
Una circostanza sulla quale raramente ci soffermiamo a riflettere è l’importanza che le parole riescono ad assumere nella nostra vita e nella capacità di discriminare, in termini esistenziali, la qualità emotiva del vissuto quotidiano, in rapporto al senso concreto degli eventi trascorsi e contemporanei.
La terminologia  che l’esperienza diretta o indiretta ha reso parte integrante del nostro bagaglio culturale assume, con il tempo, un peso rilevante che diviene quasi identità, modellando profondamente la nostra visione del mondo e della vita.
Basterebbe, per un attimo, svuotare ogni parola da queste identità acquisite per vederci restituire la consapevolezza dell’essenza tangibile delle cose.
La prima volta che ho ascoltato la parola “autismo” come giustificazione alle particolari caratteristiche comportamentali ed evolutive di mio figlio che, in maniera evidente, si discostavano dal concetto di neurotipicità ho subito attribuito alla stessa una veste emozionale negativa rendendola sinonimo perfetto dei peggiori stati d’animo, come angoscia, paura e rassegnazione.
Oggi a distanza di quasi quattro anni dalla diagnosi, con maggiore lucidità emotiva ho trovato risolutivo analizzarne le origini etimologiche limitandone gli effetti alla sola natura semantica.
Il primo ad utilizzare il termine “autismo” fu lo psichiatra svizzero Eugen Bleuler nel 1911 (a cui se ne attribuisce anche la paternità) che lo classificò tra le patologie schizofreniche.
La parola deriva dal greco αuτός che significa “stesso”, ciò per evidenziare un processo di chiusura interiore e distacco dalla realtà.
Oggi la scienza ha fatto molta strada nello studio di questa patologia ed anche se non se ne sono identificate ancora le cause si è potuto lavorare molto sui sintomi sviluppando strategie terapeutiche comportamentali che ne migliorano significativamente i deficit, favorendo aspetti fondamentali come la comunicazione e l’adattabilità sociale.
Con le conoscenze acquisite attraverso l’esperienza e l’osservazione l’etimologia del termine autismo appare oggi, a mio avviso,  quanto mai inappropriata a rappresentarne le caratteristiche.
Da genitore di un bambino con autismo posso affermare che la famigerata chiusura in se stesso che ne rappresenta il significato restituisce un’immagine limitante e distorta della manifestazione sindromica, escludendo di fatto la varietà degli aspetti comportamentali che le appartengono.
E’ chiaro, infatti, che questo distacco dalla realtà non costituisce elemento sostanziale e radicato ma è mera espressione di un diverso modo di percepire la vita che non riesce a trovare sbocco in canali comunicativi funzionali.
Per questo motivo ci piace affermare che l’autismo è “osservare il mondo da un’altra prospettiva”, perchè riteniamo che questa immagine concettuale evochi una visione più concreta  e realistica della patologia.
E’ essenziale, quindi, separare la propria dimensione emotiva dal valore semantico del termine autismo e concentrare l’ attenzione esclusivamente sulle caratteristiche individuali delle persone che ne esprimono le caratteristiche, liberandoci dal concetto limitante di “categoria” che produce solo generalizzazioni e luoghi comuni.
Le persone con autismo sono innanzitutto individui con peculiarità e predisposizioni uniche e come tali vanno considerati, rispettati e terapeuticamente trattati.

Gianluca Patti


Torna ai contenuti