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L’autismo ed i papà

αὐτός
Pubblicato da in αὐτός · 22 Marzo 2016
Da quando l’autismo è diventato parte della mia vita una delle cose che mi ha maggiormente sorpreso, prima nella fase diagnostica e poi in quella terapeutica, è la quasi totale ed esclusiva presenza delle mamme.
Mi è stato detto che questa circostanza va, forse, ricercata nella divisione dei ruoli che si stabiliscono all’interno di un contesto familiare. I papà, quindi, restano dediti al lavoro per provvedere alle necessità dei propri cari (in genere economicamente rilevanti quando si parla di autismo), mentre le mamme curano la dimensione domestica, facendosi totalmente carico dell’aspetto logistico (e spesso anche di quello emotivo) legato all’autismo del proprio figlio.
Ascoltando queste motivazioni per un attimo sono ritornato indietro di un secolo, quando la famiglia si reggeva, per lo più, su basi patriarcali, delegando alla donna tutto il carico domestico e riservando all’uomo il privilegio del lavoro e della leadership familiare.
Oggi, però, siamo nel 2016 ed una ideologia così arcaica è oramai, per fortuna, sfumata.
L’idea di famiglia ha, da tempo, assunto un aspetto più uniforme ed equilibrato. Le responsabilità sono divise in maniera sempre più equa, spesso lavorano entrambi i genitori ed anche quando ciò non è possibile (nel caso dell’autismo, spesso, per difficoltà logistiche) entrambi partecipano comunque attivamente alla vita domestica.
Ma allora dove va ricercato il senso di tanta esclusività genitoriale nella dimensione autistica?
Certo è innegabile che l’universo femminile sia molto più completo e complesso di quello maschile, con conseguente e maggiore resistenza alla sofferenza fisica ed emotiva, e forse l’intelligenza femminile, intesa come maggiore capacità di consapevolezza, percezione e sensibilità, riesce sicuramente meglio a gestire e a “decodificare” una realtà difficile, misteriosa e multiforme come quella dell’autismo. Inoltre si dice che l’istinto materno abbia, per natura, radici più profonde di quello paterno.
Ma è davvero sufficiente questa predisposizione genetica a sollevare i papà da una più attiva partecipazione all’universo autistico del proprio figlio?
Sarebbe utile conoscere diverse opinioni e testimonianze in merito, sia delle mamme che dei papà…
Ovviamente questa riflessione non vuole in nessun modo assumere la veste di luogo comune, ma è esclusivamente frutto di un’osservazione personale basata sull’esperienza vissuta nelle realtà con cui, in questo tempo, mi sono confrontato.
E’ innegabile che ci sono tanti papà che partecipano attivamente alle problematiche dei propri figli autistici, con tutte le difficoltà ed i sacrifici che ne conseguono.
Mi è comunque piaciuto immaginare le parole che un bimbo con autismo vorrebbe dedicare al proprio papà un po’ più “distratto” rispetto alla mamma, scrivendogli, magari, una piccola lettera…

Ho bisogno di te papà
Ogni istante il mio sguardo si posa sugli argini della vita
mentre i tuoi occhi continuano a seguire fisso l’orizzonte
Procede veloce il tuo passo, papà
rincorre la vita e semina pane
per nutrire i miei giorni così diversi e silenziosi
Sulle mie piccole mani posso sentire il peso della tua stanchezza
ed il sapore amaro dell’angoscia che ti opprime il cuore e divora il futuro
Un amore immenso, il tuo, che grida forte il senso di questo fuggire
Ma fermati un istante papà
ho bisogno di te
Siedi accanto a me sugli argini della vita
e raccogli un po’ del mio silenzio
Ho bisogno di donarti le lacrime ed i sorrisi,
le emozioni ed i pensieri che accompagnano il mio passo lento
e che a volte pesano così tanto sul mio piccolo cuore
Ricordati che sono parte di te
Ed è parte di te anche il mio autismo
Non lasciarmi da solo
a viverne l’essenza
Ho bisogno di te papà, fermati un istante
Condividiamo il mondo
(G.Patti)



Noi, anime semplici e sinestetiche, che contestiamo l'involuzione delle convenzioni sociali, ingiustamente assolte da un dissacrante principio di inviolabile normalità dell'essere; noi che riconosciamo la perfezione dell'equilibrio universale nella compartecipazione esistenziale di ogni possibile diversità; noi, trasparenti e muti, ma silenziosamente estatici e mai infelici, non identifichiamo nelle parole il senso del nostro vissuto, ma ci affidiamo a purissimi silenzi e ricercata serenità, dove ogni suono può diventare colore, ogni colore mutare in voce ed ogni visione condurre lo sguardo verso molteplici possibilità percettive tra le infinite prospettive del vivere e dell'osservare.
L'autismo non ha confini, ma orizzonti infiniti; e non ha pareti, se non quelle che l'ignoranza della società sceglie di edificare. (Gianluca Patti)
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