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La molteplice unicità dell’attesa

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Pubblicato da in αὐτός · 1 Febbraio 2017
C’è un frammento di Consapevolezza che  attraversa continuamente le nostre vite, ma che quasi mai raggiunge le  nostre coscienze. E’ la percezione del confine che si pone tra il nostro  sentire ed il vissuto oggettivo che ci travolge.
Questo confine è ancora più vasto e distante nella vita di un genitore  che ha conosciuto il senso vago ed impenetrabile dell’autismo.
Procediamo avidamente su strade incerte saccheggiando verità presunte  che non ci appartengono, con l’illusione di poter fuggire da desideri e  possibilità. Sono orizzonti oscuri, sponde distanti ed opposte, che ci  spingono verso dimensioni epistemologiche che promettono verità e  restituiscono solo attese.
Ma è proprio nel tempo dell’attesa che riaffiora il nostro sentire,  quando gli occhi dei nostri figli restituiscono certezze nell’istante in  cui la scienza non offre che vaghe speranze.
La certezza di uno sguardo, spesso fugace, ma che è verità costante, che  rende consapevoli di un amore così immenso che è esso stesso cura e  guarigione. Guarigione dalla paura e dall’incertezza.
Un Amore che ci permette di osservare il senso del male dalla giusta  direzione, donandoci il privilegio di un orizzonte nuovo, oltre il quale  è possibile comprendere che ciò va curato e riabilitato è l’ardire  sfrontato e sacrilego del mondo, che ostenta consapevolezza artefatta ed  ingannevole, senza coscienza, morale, né intelletto alcuno.
Mentre ciò che va protetto e celebrato è sempre la meravigliosa unicità dei nostri figli.
Tuttavia cerchiamo strade e soluzioni da modellare sul nostro vissuto  perché il futuro ci spaventa e soprattutto la certezza che non esiste  guarigione, non dall’autismo, ma dalla patologica involuzione  dell’umanità, materia morta nel fluire emotivo della vita.
Nel processo di ricerca affidato alla scienza il tempo diviene elemento  costante, cadenzato, che apre le porte all’attesa, alle considerazioni,  alle rinunce, alle possibilità tentate e contemplate, alle diatribe ed  alle convergenze.
Diversamente, per noi che attraversiamo gli istanti con il futuro tra le  mani, il susseguirsi dei giorni rappresenta sostanza concreta di  appartenenza alla vita, e la velocità del suo fluire non ci concede  alcun privilegio di scelta, di considerazione e di giudizio da affidare  alla serenità del presente.
Così i nostri percorsi d’affanno convergono in scelte multidirezionali  che pur offrendo possibilità distanti e divergenti, promettono mete ed  intenti comuni. Un “logos eracliteo” dove la verità non va cercata e  ricercata né in una direzione, né in un’altra, e neppure a metà strada,  ma in una molteplicità che è apparente diversità in superficie e  perfetta armonia in profondità.
Ed invero quando non esistono certezze non restano che possibilità…
Un nettare di speranza da cui difficilmente riusciamo a separarci,  nonostante alle nostre vite sia toccato il rassicurante privilegio di  incontrare una scienza che sa comprendere ed osservare, capace di  decifrare e di scandire il nostro tempo, di attraversare fiduciosa gli  orizzonti del tempo presente, accompagnandoci sempre più serenamente  verso il futuro.

Gianluca Patti


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