αὐτός di Gianluca Patti - αὐτός

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Respons…abilità

αὐτός
Pubblicato da in αὐτός · 16 Maggio 2016
«La vita è un viaggio, non una destinazione»  ha scritto Emerson.
Questo incessante vagare, senza l’evidenza di una meta alcuna mi ha permesso di avvicinarmi in maniera più consapevole all’esistenza, di osservare la vita in profondità, di ricercarne l’essenza.
Un lento procedere che nutre il senso di ogni cercare, che anela risposte e certezze e  promette verità che brillano solo di illusione.
In fondo non ho mai desiderato ottenere risposte, né verità assolute poiché in esse intravedo limiti e barriere. Qualsiasi traguardo rappresenta la fine di un viaggio, ed io desidero  proseguire senza sosta, osservare, conoscere, comprendere. Vivere il mistero piuttosto che svelarlo per me è crescita costante ed incessante.
Quando è arrivato Renato con il suo autismo mi sono trovato di fronte all’ennesimo punto interrogativo, ma questa volta capovolto. Un’immagine che ha stravolto completamente il senso del mio cercare.
Mi  sono accorto di viaggiare muovendomi veloce, ma  verso un’unica direzione.
In quel momento le risposte hanno iniziato ad assumere fondamentale importanza e si sono aperte infinite direzioni oltre l’ombra incerta del mio procedere. Un istante in cui il cercare resta mezzo di evoluzione ma al contempo diviene responsabilità risolutiva. Un “impegno” che evoca spesso paura se non se ne comprende appieno il significato.
Amo le parole, raggiungerne il cuore per riscoprirne il senso reale, senza limitarne il significato al mero aspetto teorico,  ma considerandone il fine in applicazione al  vivere concreto.
La responsabilità viene spesso confusa con la necessità inevitabile di affrontare le conseguenze derivanti da scelte consapevoli, quasi fosse una pena da scontare in espiazione dei propri errori. Eppure in termini semasiologici è possibile riscoprirne il senso esclusivamente edificante.
Dalla fusione latina “respons abilites” il termine va correttamente inteso come l’abilità di saper rispondere agli eventi della vita.
Una conquista semantica, quasi evocativa di un indefinito e sovvertito astrattismo esistenziale, che oramai  accompagna inevitabilmente le stagioni brevi ed a volte interminabili del mio vissuto.
L’autismo era l’ennesima domanda che la vita mi poneva. Ho inizialmente risposto con paura, sacrificio e smarrimento ed ho raccolto solo sabbia e vento. Ho iniziato così a farmi trasportare dalle onde dell’accadere diventando lentamente acqua, fino a fondermi con l’oceano. Ho scelto di colorare d’autismo la mia vita con le sfumature silenziose che solo mio figlio è in grado di percepire e che giorno dopo giorno i miei occhi riescono pian piano ad intravedere. Un caleidoscopio impossibile fatto di immagini indefinite che si perdono tra asimmetriche visioni concentriche.
Eppure in questo caos cromatico e silenzioso tutto sembra avere più senso.
Responsabilità è forse imparare ad amare l’autismo così quanto  si ama il proprio figlio perchè ne è e parte indissolubile. E’ la sottile abilità di modellare la propria vita sulla scia degli eventi senza lasciarsi tuttavia travolgere. Accettare l’autismo non significa subirne passivamente gli effetti, ma abbracciarne l’essenza con la serenità di poterne modificare la direzione, senza la pretesa di raggiungere necessariamente una meta.
Un leggero equilibrio di intenti che trova piena stabilità nella consapevolezza del presente, vissuto con piena e totale fiducia nell’esistenza.
Amare l’autismo di mio figlio è per me l’unica scelta possibile che possa aiutarmi a far germogliare i semi della diversità nel complicato ed arido labirinto sociale.
L’amore, come sempre, è la chiave di ogni cosa…
E’ questa l’unica risposa certa che la vita ha saputo restituirmi.
«Le corde del tuo cuore dovrebbero essere un po’ più tese, in modo che in te possa scaturire l’amore; e le corde della tua mente dovrebbero essere un po’ più allentate, in modo che in te possa scaturire un’intelligenza vigile e non la pazzia. Se queste corde dei tuo essere fossero entrambe equilibrate, in te potrebbe nascere la musica della vita.» (Osho)

Gianluca Patti



Noi, anime semplici e sinestetiche, che contestiamo l'involuzione delle convenzioni sociali, ingiustamente assolte da un dissacrante principio di inviolabile normalità dell'essere; noi che riconosciamo la perfezione dell'equilibrio universale nella compartecipazione esistenziale di ogni possibile diversità; noi, trasparenti e muti, ma silenziosamente estatici e mai infelici, non identifichiamo nelle parole il senso del nostro vissuto, ma ci affidiamo a purissimi silenzi e ricercata serenità, dove ogni suono può diventare colore, ogni colore mutare in voce ed ogni visione condurre lo sguardo verso molteplici possibilità percettive tra le infinite prospettive del vivere e dell'osservare.
L'autismo non ha confini, ma orizzonti infiniti; e non ha pareti, se non quelle che l'ignoranza della società sceglie di edificare. (Gianluca Patti)
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