αὐτός di Gianluca Patti - αὐτός

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Un inutile imbarazzo

αὐτός
Pubblicato da in αὐτός · 12 Marzo 2016
Ogniqualvolta accompagno mio figlio ad una festa l’animatore di turno, che non conosce la sua condizione, si presenta  e lo invita ad unirsi al gruppo di bambini chiassosi che giocano vivacemente, cercando di coinvolgerlo con una serie di domande. All’indifferenza e ad il silenzio totale di del bambino segue la perplessità dell’animatore che mi tocca smorzare con le rituali spiegazioni: “mio figlio è autistico, non parla”. Ciò che tutte le volte mi incuriosisce maggiormente è l’immediata reazione di imbarazzo dell’operatore, il quale si scusa prontamente, giustificandosi con le solite timide parole: ”Mi dispiace, non lo sapevo”.
Al di la del fatto che non riesco a comprendere di cosa possa dispiacersi o scusarsi per aver utilizzato nei confronti  di un bimbo disabile un cordiale rituale di benvenuto destinato a tutti i piccoli invitati, ma ancor più paradossale appare la sua costernazione in considerazione del fatto che per tutta la durata dei festeggiamenti lo stesso animatore sta ben attento ad evitare qualsiasi ulteriore contatto con il bambino.
Sono ben consapevole che un operatore impegnato a lavorare con venti o trenta pargoli scatenati non può certo soffermarsi a trovare le strategie individuali più adatte per entrare in contatto con il singolo, ma non occorre un master in analisi applicata comportamentale per rivolgere ogni tanto due parole di cortesia o di “formale partecipazione” ad un bambino un po’ speciale .
Questa reazione di imbarazzo e di fuga nelle persone la ritrovo in tutte le occasioni di gruppo che mi impongono di evidenziare le caratteristiche del mio bambino (parco giochi, locali pubblici, negozi ecc…). Cosa determina tanta inquietudine? Probabilmente la paura di non riuscire a gestire una situazione fuori dal comune, trovandosi costretti ad affrontare circostanze (fantasiose) che esistono solo nella propria immaginazione, visto che a parte un sereno mutismo, il comportamento del bambino non è di preludio ad alcuna complicazione particolare. Ed infatti tutt’al più si limita a restare in silenzio continuando a giocare tranquillamente con il suo tablet.
Non sarebbe molto meglio regalargli anche solo un semplice sorriso invece di tante scuse insensate rivolte al genitore?
E’ questo senso di inquietudine e di inadeguato pietismo nei confronti della disabilità che andrebbe corretto e direzionato verso una più umana consapevolezza e sensibilità.
Vero è che l’autismo in particolare fa molta paura perché tra tutte le disabilità più comuni è forse quella meno evidente, ma di sicuro la più imprevedibile, misteriosa e multiforme, ma spegnere “l’interruttore sociale” nei confronti di un bambino solo perché si è appreso del suo autismo rappresenta un grave limite nel processo di crescita umana e civile. Probabilmente questo atteggiamento di chiusura è imputabile anche alle modalità con cui nel passato le famiglie hanno gestito la problematica dell’autismo, chiudendosi gradualmente al mondo all’interno del proprio guscio domestico.  Ma ora le cose stanno decisamente cambiando, c’è maggiore coraggio e più consapevolezza, anche se il messaggio che arriva all’esterno è ancora troppo distorto e confuso. Spesso la gente resta sorpresa quando mio figlio ride di gusto o si lasca andare in atteggiamenti di profonda empatia verso il prossimo, con abbracci dolcissimi, coccole e bacini.
“Ma non sembra autistico. Io sapevo che gli autistici evitano qualsiasi contatto fisico, che non sorridono mai, vivono isolati in un mondo proprio e ripetono sempre gli stessi gesti”
Queste le frasi di routine dopo averlo conosciuto.  Questa è l’idea dell’autismo diffusa nella società.  C’è ancora tanta strada da fare, ma di sicuro oggi nell’aria circola una maggiore voglia di conoscenza diretta, oltre le sterili informazioni dal carattere mitologico che l’opera di informazione mediatica continua ancora a distribuire in maniera ripetitiva e scontata.
E questa voglia di conoscenza va colmata diventando noi stessi testimoni attivi del volto vero dell’autismo nel vivere quotidiano, nella realtà semplice di tutti i giorni.
Spero davvero che questo 2 aprile sia un’ottima occasione per proseguire a passo sempre più veloce in un percorso di “rinascita” e di maturazione sociale che possa regalare ai nostri figli un futuro di dignità e di serenità verso una condizione di totale equilibrio esistenziale.

Gianluca Patti



Noi, anime semplici e sinestetiche, che contestiamo l'involuzione delle convenzioni sociali, ingiustamente assolte da un dissacrante principio di inviolabile normalità dell'essere; noi che riconosciamo la perfezione dell'equilibrio universale nella compartecipazione esistenziale di ogni possibile diversità; noi, trasparenti e muti, ma silenziosamente estatici e mai infelici, non identifichiamo nelle parole il senso del nostro vissuto, ma ci affidiamo a purissimi silenzi e ricercata serenità, dove ogni suono può diventare colore, ogni colore mutare in voce ed ogni visione condurre lo sguardo verso molteplici possibilità percettive tra le infinite prospettive del vivere e dell'osservare.
L'autismo non ha confini, ma orizzonti infiniti; e non ha pareti, se non quelle che l'ignoranza della società sceglie di edificare. (Gianluca Patti)
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