αὐτός di Gianluca Patti - αὐτός

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Una parte del mondo

αὐτός
Pubblicato da in αὐτός · 6 Marzo 2016
Uno slogan molto utilizzato contro la discriminazione sociale delle persone con autismo recita:
“L’autismo non è un mondo a parte, ma una parte del mondo”
Credo che essere “una parte del mondo” significhi percorrere due distinte direzioni.
Da un lato dobbiamo porre l’accento sul pieno diritto da parte dei bambini e dei ragazzi con autismo di appartenere al mondo e di esserne parte attiva, nonostante abbiano un modo alternativo di “sentire” la vita. Il mondo inteso nella sua piena totalità, non solo come identità sociale, ma come “fulcro esistenziale”, custode del diritto alla vita, prima di tutto, una condizione individuale di armonia e di apertura al mondo, dipendente dall’accettazione di se e degli altri (e da parte degli altri), che, in fondo, rappresenta  la base di una serenità interiore fondamentale per consentirci di muoverci nel contesto unitario di una collettività.
Ma essere “una parte del mondo” significa molto di più che perseguire un diritto di inclusione. Deve rappresentare anche un impegno di rinascita, la conquista di una “diversità” che però non produce differenze, ma opportunità,  un’idea di cambiamento, che pian piano deve assumere dimensione universale.
Lottare, quindi, per il diritto di essere riconosciuti come parte del mondo, ma contestualmente impegnarci per rappresentare anche la parte migliore del mondo. Un obiettivo, quest’ultimo,  verso la cui conquista possono guidarci molto bene i nostri figli che in un mondo di rumore, egoismo e materialismo ci insegnano costantemente il valore del silenzio e della spontaneità, la forza della sensibilità, la bellezza della vita, e la semplicità delle piccole cose.
Perché se necessariamente vogliamo attribuire un “valore umano”, a termini come “normalità” e “diversità” dobbiamo prima di tutto considerare che il  mondo cosiddetto “neurotipico” appare colmo di disabilità “eteree” ben più importanti soprattutto etiche e culturali, che  rivelano una disastrosa mancanza di empatia e di valori esistenziali.
Raccontare l’autismo nelle sue difficoltà è opera essenziale per il diritto all’inclusione, ma dobbiamo raccontarne anche il lato migliore come strumento di maturazione emotiva, e soprattutto per dimostrare che, se canalizzato bene, può rappresentare un’ottima ed efficace risorsDobbiamo prendere coscienza che evidenziare il lato positivo della “diversità” significa ragionare non in termini di limiti ma di possibilità.
Possiamo dunque cercare di migliorare la dimensione sociale per aiutare i nostri figli, ma allo stesso tempo aiutare i nostri figli a migliorare la qualità emotiva delle persone che ne fanno parte. “Un dare e avere” che racchiude in se un’idea di perfetto equilibrio.

Gianluca Patti



Noi, anime semplici e sinestetiche, che contestiamo l'involuzione delle convenzioni sociali, ingiustamente assolte da un dissacrante principio di inviolabile normalità dell'essere; noi che riconosciamo la perfezione dell'equilibrio universale nella compartecipazione esistenziale di ogni possibile diversità; noi, trasparenti e muti, ma silenziosamente estatici e mai infelici, non identifichiamo nelle parole il senso del nostro vissuto, ma ci affidiamo a purissimi silenzi e ricercata serenità, dove ogni suono può diventare colore, ogni colore mutare in voce ed ogni visione condurre lo sguardo verso molteplici possibilità percettive tra le infinite prospettive del vivere e dell'osservare.
L'autismo non ha confini, ma orizzonti infiniti; e non ha pareti, se non quelle che l'ignoranza della società sceglie di edificare. (Gianluca Patti)
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