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Una rinascita costante

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Pubblicato da in αὐτός · 26 Aprile 2016
“Forse l’amore è il processo con il quale ti riconduco dolcemente a te stesso.
Non a ciò che io voglio che tu sia, ma a ciò che sei.”
(Leo Buscaglia)

In un recente post ho parlato del difficile compito affidato agli educatori dei ragazzi con autismo di guidarli verso un percorso di crescita, proteggendone contestualmente l’autenticità individuale.
Ma che ruolo ha la famiglia in questa complessa equazione esistenziale?
Esiste un sottile confine tra la sacralità della natura individuale di una persona e la necessità di adattarsi alle esigenze del vivere sociale. E’ un difficile compromesso che riguarda qualsiasi essere umano e rappresenta la base di ogni contesto civile. Avere la facoltà di restare integri nella propria essenza evitando di alterare l’equilibrio funzionale della società richiede coraggio, intelligenza e grande sensibilità, ma soprattutto profonda conoscenza di se stessi.
Per un autistico questo compromesso rappresenta più di una scelta; è pura sopravvivenza.
Imparare a muoversi secondo gli schemi e le regole della collettività equivale ad acquisire le autonomie necessarie per ottenere una condizione di libertà civica e personale che garantisca una reciproca armonia tra soggetto e società.
Ottenere questo traguardo senza rinnegare la propria natura percettiva è molto di più, è opera di Consapevolezza e motivo di abbondante serenità e stabilità interiore.
E’ pur vero che le divergenze ambientali, culturali, etiche e comportamentali esistenti tra diversi individui che condividono la stessa dimensione sociale raramente riescono a garantire una perfetta concertazione degli intenti comuni, e l’impegno di perfezionarsi in tal senso, per un soggetto perfettamente autonomo è sempre una responsabilità individuale, una scelta derivante dalla facoltà del libero arbitrio. Una scelta, quindi, assolutamente responsabile!
Nella disabilità, soprattutto quando manca la capacità di cosciente discriminazione comportamentale, come spesso accade alla persone con autismo,  questo difficile compito ricade, invece, esclusivamente sulle famiglie.
Il processo di adeguamento sociale e di acquisizione delle autonomie viene però spesso confuso dai genitori con la necessità di modificare o addirittura rinnegare la natura “atipica” del proprio figlio, imponendo modelli evolutivi in antitesi con le sue naturali predisposizioni e potenzialità. Un bambino con autismo ha attitudini uniche, specifiche capacità percettive e sensoriali, abilità, passioni e talenti individuali che vanno assolutamente rispettati e, ove possibile,  coltivati e perfezionati attraverso un adeguato percorso di crescita educativa e comportamentale, con la costante di un amore profondo ed incondizionato.
Alle volte questo desiderio di trasformazione deriva, forse, da una mancata accettazione della neurodiversità in antitesi con le proprie aspettative genitoriali di “utopica perfezione” che conduce i genitori a voler necessariamente indurre il proprio figlio ad esprimersi secondo modalità tipiche e schemi idealistici che ovviamente non gli appartengono e sono in contrasto con la propria dimensione percettiva. Un atteggiamento, a mio avviso, che rischia di condurre entrambe le parti verso una sofferta e reciproca frustrazione causando, spesso, anche una preoccupante regressione  del soggetto autistico.
Quando un genitore non riesce ad abbracciare la natura particolare e le variabili sensoriali e comunicative del proprio figlio dovrà, forse, iniziare ad interrogarsi profondamente sulle cause concrete di questa mancata accettazione.
Per questo motivo  sono dell’idea che chiunque viva l’esperienza di un figlio disabile debba sempre ri-partire da se stesso. Chiunque riesca a fare coscientemente questa valutazione ha la capacità di trasformare la disabilità in opportunità.
Un figlio disabile è una risorsa infinita che ti costringe ad intraprendere un percorso introspettivo verso il tuo stesso centro, a ritornare autentico e vivo.
E’ una sfida quotidiana, una rinascita costante.
E’ amore, dolore, paura, ostacoli, traguardi, limiti, possibilità e conquiste .
Un sottile gioco di equilibri tra sé stessi ed il mondo.

Gianluca Patti


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