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Una semplice domanda…

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Pubblicato da in αὐτός · 2 Aprile 2016
2 Aprile…in questa data ogni anno il tempo sembra opporsi per un breve istante all’inarrestabile moto della vita.  Ne osservo il riflesso abbagliante, simile ad un riverbero di luce su una superficie d’acqua e mi domando come mai l’autismo riesca ad apparire tanto diverso agli occhi dell’altrui mondo, il mondo dei rumori e delle parole.
E’ come restare fermi davanti ad uno specchio e chiedersi se l’immagine che i nostri occhi percepiscono è identica a quella che lo sguardo delle persone attorno a noi riceve nell’osservarci. Ciò che la vista restituisce ai nostri sensi non corrisponde mai all’esperienza visiva degli altri.
Sono infiniti i filtri che colorano la realtà e ne modificano le forme.
Per chi come me è dentro l’autismo e quotidianamente ne assapora i silenzi e ne respira le incertezze l’immagine ritorna sempre limpida e diretta. Ne distinguo chiaramente i contorni con la consapevolezza che ciò che osservo è reale e concreto, perchè posso viverne profondamente l’essenza fino a diventarne sostanza.
Ma con quale volto l’autismo si presenta a coloro che non ne hanno mai avuto esperienza diretta? E davvero’ difficile stabilirlo con chiarezza.
Bisognerebbe forse, di tanto in tanto,  imparare a scavalcare il ponte delle emozioni  e scivolare oltre questa vita di silenzio, di attesa e di speranza, come un viaggio extracorporeo che ci consente di divenire per un attimo spettatori di noi stessi piuttosto che protagonisti.
Può il 2 aprile rappresentare un’opportunità anche in questo senso?
Fin dall’inizio della sua istituzione lo scopo di questa giornata mondiale è sempre stato quello di raccontare il punto di vista dell’autismo per farne atto di condivisione e consapevolezza.
Per fare ciò, credo, sia opera essenziale interrogarci anche sull’aspetto che l’autismo restituisce alla società riflettendo la propria immagine sullo specchio del mondo, così da poterne correggere la direzione. Avere maggiore chiarezza della percezione che gli altri hanno dell’universo autistico potrebbe rappresentare un mezzo fondamentale per poter raggiungere e modificare adeguatamente la coscienza collettiva.
Lasciare, quindi, che le persone con cui nostri figli condividono gli spazi sociali siano ospiti e spettatori attivi della nostra dimensione di silenzio, ma nel contempo partecipare noi stessi alla visione del mondo per poterne diventare guida e direzione.
A tale scopo mi piacerebbe poter invitare tutte le persone sensibili al problema dell’autismo, ma che non ne hanno mai avuto esperienza diretta e costante a rispondere ad una semplice ed efficace domanda:
Cos’è per te l’autismo?
Sono convinto che resteremmo molto sorpresi dalla diversità delle risposte che ne conseguirebbero e potremmo forse imparare nuove strade per restituire al mondo verità e concretezza nei confronti di un problema di cui da nove anni si festeggia una consapevolezza globale senza però comprenderne pienamente il senso.

Gianluca Patti


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