Mese: maggio 2016

Una fragile armonia

Siamo  storie, racconti, percorsi di vita. Parole incerte che ruotano veloci attorno allo stesso centro. Siamo pura narrazione.
Un nucleo umano di coesione, circondato da emozioni che nascono e si modificano nell’avanzare degli eventi.
L’autismo ci unisce e contestualmente ci separa, trasportati dal vento della diversità.
E’ difficile ritrovarsi, riconoscersi tra gli infiniti volti della disabilità, eppure siamo parte indissolubile della stessa materia di dolore di speranza.
Per ognuno di noi l’inizio del viaggio corrisponde ad un percorso di similitudine, di ricerca parallela, di confronto. L’altrui autismo diviene lo specchio della diversità che ci appartiene.
Una dimensione priva di identità alcuna, in cui si cerca la consapevolezza del proprio destino ed il senso profondo del proprio smarrimento. Così nel passato di coloro che hanno percorso più strada di noi è possibile riconoscere parte del nostro futuro, mentre l’altrui destino assume spesso le vesti del nostro presente.
Eppure questo gioco di riflessi non concede risposte, né profetiche soluzioni.
Offre, tuttavia, possibilità determinanti.
Ad un tratto il percorso può spostarsi su un diverso piano dimensionale. Non è più il volto della disabilità ad essere oggetto di questa sofferta ricerca di similitudine, ma noi stessi ne diventiamo il centro. Attraverso lo specchio della vita prossima è possibile comprendere limiti ed opportunità che mai avremmo considerato.
E’ un lento riscoprirsi. È rinascita totale.
L’autismo, dimensione di solitudine e di silenzio, diviene inaspettatamente mezzo di incontro e di unione.  Una metamorfosi che supera il contradditorio di qualsiasi paradosso ed  assume il volto surreale del miracolo umano.
Storie diverse si fondono e si confondono in un procedere comune che nonostante tutto resta percorso individuale. L’evoluzione del singolo passa sempre attraverso sentieri condivisi e viceversa. E’ crescita comune e comune consapevolezza.
Un insieme, sintesi di un equilibrio ciclico, ove il gruppo diviene terreno fertile di crescita personale e le esperienze individuali mezzo di evoluzione culturale di gruppo.
Una fragile armonia che ha la forza di modificare le coscienze attraverso testimonianze concrete di inclusione ed autonomia delle diverse abilità all’interno di sterili contesti collettivi edificati sulla base di schemi generalizzati ed uniformati.
E’ questo l’attimo in cui la cultura della normalità muta in cultura dell’alterità.
In un unico istante l’autismo è i nostri figli; l’autismo siamo noi; l’autismo è il mondo intero.

G.Patti

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Respons…abilità

«La vita è un viaggio, non una destinazione»  ha scritto Emerson.
Questo incessante vagare, senza l’evidenza di una meta alcuna mi ha permesso di avvicinarmi in maniera più consapevole all’esistenza, di osservare la vita in profondità, di ricercarne l’essenza.
Un lento procedere che nutre il senso di ogni cercare, che anela risposte e certezze e  promette verità che brillano solo di illusione.
In fondo non ho mai desiderato ottenere risposte, né verità assolute poiché in esse intravedo limiti e barriere. Qualsiasi traguardo rappresenta la fine di un viaggio, ed io desidero  proseguire senza sosta, osservare, conoscere, comprendere. Vivere il mistero piuttosto che svelarlo per me è crescita costante ed incessante.
Quando è arrivato Renato con il suo autismo mi sono trovato di fronte all’ennesimo punto interrogativo, ma questa volta capovolto. Un’immagine che ha stravolto completamente il senso del mio cercare.
Mi  sono accorto di viaggiare muovendomi veloce, ma  verso un’unica direzione.
In quel momento le risposte hanno iniziato ad assumere fondamentale importanza e si sono aperte infinite direzioni oltre l’ombra incerta del mio procedere. Un istante in cui il cercare resta mezzo di evoluzione ma al contempo diviene responsabilità risolutiva. Un “impegno” che evoca spesso paura se non se ne comprende appieno il significato.
Amo le parole, raggiungerne il cuore per riscoprirne il senso reale, senza limitarne il significato al mero aspetto teorico,  ma considerandone il fine in applicazione al  vivere concreto.
La responsabilità viene spesso confusa con la necessità inevitabile di affrontare le conseguenze derivanti da scelte consapevoli, quasi fosse una pena da scontare in espiazione dei propri errori. Eppure in termini semasiologici è possibile riscoprirne il senso esclusivamente edificante.
Dalla fusione latina “respons abilites” il termine va correttamente inteso come l’abilità di saper rispondere agli eventi della vita.
Una conquista semantica, quasi evocativa di un indefinito e sovvertito astrattismo esistenziale, che oramai  accompagna inevitabilmente le stagioni brevi ed a volte interminabili del mio vissuto.
L’autismo era l’ennesima domanda che la vita mi poneva. Ho inizialmente risposto con paura, sacrificio e smarrimento ed ho raccolto solo sabbia e vento. Ho iniziato così a farmi trasportare dalle onde dell’accadere diventando lentamente acqua, fino a fondermi con l’oceano. Ho scelto di colorare d’autismo la mia vita con le sfumature silenziose che solo mio figlio è in grado di percepire e che giorno dopo giorno i miei occhi riescono pian piano ad intravedere. Un caleidoscopio impossibile fatto di immagini indefinite che si perdono tra asimmetriche visioni concentriche.
Eppure in questo caos cromatico e silenzioso tutto sembra avere più senso.
Responsabilità è forse imparare ad amare l’autismo così quanto  si ama il proprio figlio perchè ne è e parte indissolubile. E’ la sottile abilità di modellare la propria vita sulla scia degli eventi senza lasciarsi tuttavia travolgere. Accettare l’autismo non significa subirne passivamente gli effetti, ma abbracciarne l’essenza con la serenità di poterne modificare la direzione, senza la pretesa di raggiungere necessariamente una meta.
Un leggero equilibrio di intenti che trova piena stabilità nella consapevolezza del presente, vissuto con piena e totale fiducia nell’esistenza.
Amare l’autismo di mio figlio è per me l’unica scelta possibile che possa aiutarmi a far germogliare i semi della diversità nel complicato ed arido labirinto sociale.
L’amore, come sempre, è la chiave di ogni cosa…
E’ questa l’unica risposa certa che la vita ha saputo restituirmi.
«Le corde del tuo cuore dovrebbero essere un po’ più tese, in modo che in te possa scaturire l’amore; e le corde della tua mente dovrebbero essere un po’ più allentate, in modo che in te possa scaturire un’intelligenza vigile e non la pazzia. Se queste corde dei tuo essere fossero entrambe equilibrate, in te potrebbe nascere la musica della vita.» (Osho)

G.Patti

 

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