Mese: luglio 2016

La meravigliosa perfezione delle “diversità”

Può davvero esistere una assurda corrispondenza tra violenza e diversità? Il senso di distruzione che consuma uomini e masse fino all’inverosimile tragedia, dove anche l’ultima scintilla di coscienza ed umanità si spegne inesorabilmente può davvero essere il frutto di identità alterate che si muovono impazzite verso una folle idea di uniformità, contraria a qualsiasi legge universale?
Veniamo al mondo come naturale evoluzione di un tutto che è diversità, che trova pieno equilibrio e perfezione espressiva nella diversificazione del creato. Ne siamo parte indissolubile, è per noi energia vitale senza la quale non potremmo essere.
Siamo colori, forme, suoni, emozioni pulsanti. Dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo l’universo ci racconta il mistero del nostro esistere nella bellezza della difforme molteplicità.
In egual modo il miracolo della diversità si configura nel nostro vivere interiore modellando percezioni, idee, sensazioni che definiscono i contorni della nostra individualità come unità inseparabile, stretta nell’abbraccio universale della vita.
Basta osservare l’esistenza che ci circonda per comprendere che l’idea di uniformità è solo un miraggio di follia nel deserto della mente. Il respiro della vita si muove su frequenze sottili ed irripetibili, in una ciclica danza i cui passi mutano in eterno.
Religioni, culture, etnie, ideologie, etica e valori, status sociale, orientamento sessuale, caratteristiche corporee, temperamento e carattere, abilità e limiti si alternano e si fondono come colori sulla tela del mondo,  dando volto all’umanità di cui siamo materia e spirito pulsante.
Non è credibile che questa sete di  morte e devastazione sia realmente frutto di un’attività discriminatoria verso differenti modi di essere, di sentire, celebrare e contemplare la vita.
Sarebbe un impossibile paradosso esistenziale che porterebbe alla inevitabile negazione del sè.
Ci si rende allora conto che il termine “diverso” è  privo di qualsiasi significato perché muore nell’istante in cui nasce l’idea stessa di vita.  L”altro” è  in realtà una delle infinite parti di noi stessi.
Qual’è allora il senso di quest’odio che da sempre muove il passo dell’uomo verso sentieri di morte, violenza e devastazione? E’ solo’ il rifiuto del proprio esistere che cerca perdute identità e sintetico potere attraverso la prevaricazione e la sopraffazione dell’altrui esistenza.
Una consapevolezza, questa, che ci permette di comprendere come ogni espressione di razzismo ed intolleranza sia in realtà una sottile forma di autodistruzione, una negazione di se stessi alimentata da un desiderio di annullamento personale.
Chi ama davvero se stesso ama la vita tutta, non genera odio. E’ chimica dello spirito. E’ legge universale.
Nella consapevolezza di noi stessi l’ego scompare e in un istante diveniamo lo specchio del mondo nutrendoci contestualmente dell’altrui riflesso, fino a fonderci e scomparire in esso.
E’ l’istante, questo,  in cui diveniamo arcobaleno oltre l’orizzonte della vita.
E l’istante in cui facciamo di noi stessi frammento perfetto nell’eterno mutare dell’equilibrio universale.

G.Patti

 

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Il valore del linguaggio

Le parole sono responsabilità. Hanno il potere di modellare la nostra percezione del mondo.
Una semplice parola può agire sulla nostra coscienza, condizionare la mente e le nostre scelte, attribuire un’identità specifica ed un valore decisivo ad un oggetto, una persona o addirittura ad un’ideologia. Una sola parola può rappresentare l’epilogo di una o di molte vite, può scrivere il destino degli eventi.
Eppure nonostante ciò concediamo a questo potere semantico una pericolosa veste di superficialità. Utilizziamo ogni sorta di parole senza avere consapevolezza del reale significato che esse custodiscono, senza valutarne gli effetti sulla dimensione emotiva e sociale.
Senza preoccuparci affatto delle possibili devastanti conseguenze.
L’etica del linguaggio presuppone sempre conoscenza. Conoscenza profonda e consapevole.
Il resto è solo anarchia idiomatica, caos inespressivo.
Ma qual’è il senso del comunicare oltre la perfezione del silenzio?
E’ esigenza di divenire, esigenza di appartenere. Una scelta ineluttabile di mutare in esseri sociali per sentirsi parte di un tutto artefatto ed ingannevole.
E’ forse l’idea di civiltà che inseguiamo attraverso questa folle corsa verso l’accettazione del sè per mano dell’altrui consenso? O più verosimilmente è il primitivo bisogno di cercare la propria identità esistenziale in una rassicurante dimensione di moltitudine fatta di illusoria verità?
Le parole servono a ben poco nell’arte del comunicare. La vita ce lo insegna di continuo, in mille modi.
Grazie a mio figlio ne ho avuto esperienza diretta, ho compreso il valore profondo del “non dire”.
Mai una sola parola ha attraversato la condivisione del nostro esistere, eppure i pensieri del reciproco sentire ci appartengono più di qualsiasi verità.
Non credo esistano parole in grado di raccontare la profondità di un sorriso, di uno sguardo, di un abbraccio. E non c’è dolore alcuno che possa essere dipinto con i colori del linguaggio.
E’ una consapevolezza, questa, che appartiene solo al silenzio.
Oltre gli schemi sociali di cui oramai siamo prigionieri contenti e soddisfatti, entro i cui confini custodiamo gelosamente migliaia di verità apprese ma mai comprese, sempre più lontani da noi stessi, ma sempre più parte di un tutto che tutto non è mai stato, affidiamo la trascendenza percettiva del nostro appartenerci universale al senso  condizionato del linguaggio.
E’ fondamentale ripartire dal silenzio. E in primo luogo da noi stessi.
E’l’incipit di un cammino che è già esodo ancor prima di muovere un passo. Un lento ritrovarsi, conoscersi e riconoscersi in un immoto procedere. E’ come guardare se stessi in una superficie d’acqua e nelle stesse acque nuotare in profondità alla ricerca dell’altro.
Si comprende, così, che solo attraversando se stessi è davvero possibile raggiungere il senso dell’altrui esistenza.
Impariamo con gioia ad amare, ascoltare e comprendere il silenzio dei nostri bambini autistici.
Mutiamolo in opportunità.
Facciamone strumento infinito d’amore…

G.Patti

 

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