BlogAutismo - I Colori del Silenzio

Autismo e pluralismo dialogico

L’autismo è un male senza identità, non ha origini, né tracciati conoscibili che i percorsi eziologici siano in grado di decifrare. E’ come trovarsi al centro di un oceano senza riferimento alcuno. Si osserva l’orizzonte concentrico che delimita la vastità dello spazio, senza individuare direzione alcuna, senza intravedere terre sulle quali approdare. Si ascoltano teorie ed eventualità che non conducono a nessuna soluzione certa.
Eppure una delle cose migliori che ho imparato da mio figlio è la capacità di intravedere un nuovo senso di possibilità dietro ogni limite. E’ una conquista che appartiene al tempo, trovata e ritrovata nel procedere dei percorsi quotidiani, maturata nella convinzione che l’unica destinazione perseguibile appartiene al futuro. Perché il futuro è possibilità per definizione.
In queste aspettative avveniristiche si configura la necessità di trovare la salvezza in una cura che non è rimedio farmacologico, ma guarigione sociale ed istituzionale.
In tal senso mi viene da ragionare sull’autismo in termini ontologici, in quanto categoria dell’essere che trova risposta e soluzione alla propria particolarità esistenziale ed ai diversi intenti comunicativi e socialmente partecipativi in un auspicabile pluralismo dialogico; ciò rievoca, in termini etici, la teoria dell’agire comunicativo sostenuta dal sociologo Habermas, secondo cui la comunicazione è elemento indispensabile all’organizzazione sociale, al fine di favorire una volontà collettiva che induca al senso di partecipazione comune volta al reciproco intendersi; comunicazione intesa come elemento verbale o extraverbale, che si estende alle modalità percettive soggettive di ogni singolo individuo, ed al proprio personale modo di interagire con la realtà circostante.
Una cura sociale, quindi, che produce i propri effetti attraverso la naturale condivisione delle diversità, senza avere la pretesa di divenire dimensione oggettiva, ma trovando un equilibrio collettivo nel reciproco accoglimento delle altrui differenze; ponendo sempre il singolo, in quanto unità particolare del tutto, al centro della propria realtà funzionale.
Un simile scenario  è auspicabile solo favorendo una rieducazione delle coscienze al senso di diversità ed agli intenti comunicativi, senza mai privilegiare specifiche strategie di dialogo e di interazione che, in contigenze di uniformità, corrono il rischio di essere riconosciute come modelli sociali prevaricanti, la cui assenza irrimediabilmente separa ed isola dalla collettività.
Ne consegue che i percorsi terapeutici dell’autismo non possono mai essere diretti esclusivamente al singolo, ma devono necessariamente coinvolgere l’intera struttura sociale.
In ciò si configura l’attività svolta attorno al Progetto “PASS” (Progetto di adozione scolastica e sociale) sostenuto e coordinato dalla ASL Napoli 1 in collaborazione con i genitori del Gruppo “Napoli per l’Autismo”. Un percorso di condivisione e di formazione collettiva intrapreso attraverso funzionali attività di inclusione, interscambio e confronto alle quali sono chiamate a partecipare in egual misura famiglie, Istituzioni e società.
Una concertazione fattiva in grado di favorire lo sviluppo di una nuova Consapevolezza che, in termini ontologici,  conduce ad una fondamentale intuizione:
La disabilità  è una delle possibili infinite espressioni dell’esistenza e non una realtà che va considerata separata dal contesto universale di cui è elemento naturale; in quanto tale rappresenta una differenza che non produce limiti ma solo opportunità. I limiti, laddove esistono, non appartengono al disabile, ma sono frutto esclusivo di una società malata.
Questa Consapevolezza evidenzia in maniera ancora più marcata la necessità di favorire lo sviluppo di qualità dialogiche e comunicative migliori che diventino veicolo di una nuova identità culturale in grado di mutare l’attuale struttura sociale basata su principi di conformità discriminanti in una Società progressista costituita da diversità partecipative ed edificanti.

G.Patti

 

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