BlogAutismo - I Colori del Silenzio

Coscienza, Conoscenza, Consapevolezza

“Si può indurre il popolo a seguire una causa, ma non a comprenderla.”
(
Confucio)
Mi sono sempre chiesto se la condivisione di un ideale umanitario a la conseguente partecipazione alla realizzazione dello stesso presupponga in realtà una concreta condizione di conoscenza.
Osservando il procedere storico della società nel relazionarsi con una o più tematiche demo-etno-antropologiche intravedo un agire alimentato da una legge morale di appartenenza alla vita, chiaramente percepita per natura, ma volutamente applicata per un senso etico riconducibile più ad un sentimento di coscienza che di profonda Consapevolezza.
In merito all’autismo sono molte oggi le campagne di sensibilizzazione proposte e messe in atto a livello sociale, dalla giornata mondiale ricorrente ogni 2 aprile, alle costanti attività dedicate all’inclusione e all’informazione organizzate dalle varie onlus e no profit operanti sul territorio nazionale. Eppure nonostante l’argomento sia considerato realtà attualissima continua ad approdare all’immaginario collettivo come una dimensione noumenica ed intangibile.
Di fatto resta ancora materia profondamente complessa e spesso dolorosa, comunque non facilmente comprensibile a livello sociale senza un vissuto empirico che ne favorisca l’esperienza diretta. Una condizione che produce sul piano sociale una conoscenza esclusivamente speculativa, quasi puramente teoretica del tema, alterata e contaminata da luoghi comuni, convenzioni e fobie.
Appare forte alla luce di queste considerazioni la divergenza tra il concetto di coscienza e quello di consapevolezza.
La prima è riconducibile alla necessità di custodire un essenziale senso di libertà derivante dalla possibilità di una scelta morale che si traduce più specificatamente in una condizione percettiva di dovere etico (“La libertà è la ratio essendi della legge morale, ma la legge morale è la ratio cognoscendi della libertà” afferma Kant nella “Critica della ragion pratica”).
La seconda è raggiungibile solo attraverso l’esperienza diretta degli eventi, favorita da una conoscenza non acquisita, ma maturata in seguito ad un’osservazione tangibile ed individuale della realtà. Se ne deduce che la Consapevolezza non implica la necessità di una scelta morale perché rappresenta una condizione di fatto che esula dal pensiero. È uno stato dell’essere che trova realizzazione solo nell’esperienza e nella conoscenza.
Ecco perché è fondamentale imparare fin da bambini ad avvicinarsi in maniera del tutto naturale alla disabilità, senza la necessità di un senso morale derivante esclusivamente da sentimenti di auto-imposto umanitarismo e filantropica coscienza, che rappresentano valori nobili ed imprescindibili purché  vissuti con spontaneità e piena naturalezza etica .
Una possibilità che trova applicazione attribuendo all’idea di inclusione una dimensione bivalente: L’opportunità  di “sperimentare” la diversità  fino ad immedesimarsi in essa, diventando un’unica identità sociale attraverso cui l’inclusione, nella qualità di opera salvifica della neurodiversità, assume contestualmente  la funzione di  rivoluzione culturale, di salvezza sociale e di crescita individuale.

G.Patti

 

 

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