Mese: maggio 2017

Liberi di essere

Ho sempre creduto che per comprendere, almeno in parte, la reale prospettiva da cui l’autismo osserva il mondo sia necessario, innanzitutto, che il mondo impari ad osservare l’autismo dalla giusta prospettiva.
A tal proposito c’è un passo che ritengo fondamentale, quasi illuminante, nella famosa relazione di Angel Riviere, Professore di Psicologia evolutiva presso l’Università Autonoma di Madrid, scomparso nel 2000, con il quale egli stesso si fa interprete delle necessità delle persone con autismo:

“Le altre persone sono troppo complicate. Il mio mondo non è complesso e chiuso, ma semplice. Anche se ti sembra strano ciò che ti dico, il mio mondo è tanto aperto, tanto senza inganni e bugie, tanto ingenuamente esposto a chiunque sia, che risulta difficile penetrare in esso. Non vivo in una “fortezza vuota” ma in una pianura tanto aperta da sembrare inaccessibile. Ho molte meno complicazioni delle persone che voi considerate normali.”

Una verità profetica, che stravolge e ribalta completamente i luoghi comuni che da circa un secolo soffocano il senso dell’autismo e ne confondono l’identità.
Incomunicabilità, chiusura, incapacità di comprendere e di condividere emozioni, assenza di empatia sono caratteristiche ancora oggi vive nell’immaginario collettivo, che hanno sempre condotto la società a raffigurare l’autismo come una dimensione fredda, oscura e inaccessibile, spesso attraverso l’impietoso utilizzo di immagini angoscianti e malinconiche: l’immancabile “bolla”, il muro di vetro impenetrabile, il senso di solitudine sullo sguardo inespressivo di bambini solitari, messi all’angolo dalla vita.
Eppure pochi si accorgono che nell’infinità di quei silenzi c’è una libertà che a noi “essere sociali” non è dato conoscere: La libertà di essere.
Il dono di poter guardare il mondo con i propri occhi, consapevoli di poter restituire allo sguardo della Vita un’immagine di sé vera e trasparente.
Essere uno con l’Esistenza; una condizione sconosciuta a noi che, definendoci “normali”, ci nascondiamo dietro un senso etico di conformità, portandoci però dentro molte vite ed infinite identità, tranne che la nostra. Noi che confondiamo l’immensità del vivere universale con gli argini del vivere sociale, nella costante paura che la sostanza della nostra individualità possa straripare nel mondo e fluire liberamente verso la Vita; assieme alla Vita.
Procediamo nella perenne ricerca di approvazione e di confronto cercando di dare un volto alla nostra esistenza, finchè il peso delle maschere che indossiamo diventa insostenibile, rendendoci stanchi, tristi e insoddisfatti, blindati nella nostra “bolla sociale”.
Da questa prospettiva appare chiaro come la tanto ricercata normalità non è altro che una prigione di specchi che noi stessi costruiamo attorno alle nostre vite.
Educandoci alla non normalità invece tutto diviene possibile. Ogni cosa torna liberamente alla Vita.
Forse parlando di autismo bisognerebbe proporre un’immagine inversa. L’immagine di un individuo libero, in una prateria sconfinata che osserva confuso milioni di persone uguali chiuse dentro una bolla, convinte di essere libere…

“Mi chiedi come sia io diventato un folle. Acadde così’
Un giorno, molto prima che molti degli dei fossero generati, mi svegliai da un profondo sonno e scoprii che tutte le mie maschere  mi erano state rubate – le sette maschere che in sette vite io avevo foggiato e indossato.
E senza maschera corsi per le vie
affollate gridando: “Ladri, ladri, maledetti ladri!”
Uomini e donne ridevano di me, e alcuni corsero a rinchiudersi nelle loro case per paura di me.
E quando giunsi nella piazza del mercato, un giovane mi gridò dal tetto di una casa: “E’un folle!” Volsi lo sguardo là in alto per guardarlo; e il sole mi baciò per la prima volta il volto nudo.
Per la prima volta il sole baciò il mio volto nudo, e la mia anima avvampò d’amore per il sole, e non desiderai più le mie maschere.
E come in trance gridai: “Benedetti, benedetti siano i ladri che rubarono le rnie maschere”.
Fu così che divenni un folle.
E ho trovato iibertà e salvezza nella mia pazzia:
libertà di solitudine e salvezza dall’essere compreso, giacché coloro che ci comprendono asserviscono qualcosa in noi.
Ma non vorrò essere troppo fiero di questa mia salvezza.
Anche un ladro in prigione è salvo da un altro ladro.”
(k. Gibran – Il Folle)


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