Mese: settembre 2017

Autismo “Goldilock”

Sono sempre rimasto affascinato dai principi che conducono all’idea di equilibrio universale, alla perfetta armonia e corrispondenza delle cose. Laddove c’è consapevolezza che anche il caos più profondo nasconde in sé un’assoluta consonanza degli elementi. Un “oculus tempestas” dove tutto converge in una condizione di immota e silente serenità.
Questo stato di grazia universale mi conduce al modello di perfezione rappresentato dal paradigma di “Goldilock” applicato a molteplici sfere esistenziali. Esso si ispira alla nota fiaba “Riccioli d’oro e i tre orsi” nella quale la protagonista deve scegliere alcuni oggetti suddivisi in gruppi di tre elementi per tipo, caratterizzati da criteri di misura differenti (grande-medio-piccolo – freddo-tiepido-caldo, ecc.). La bambina sceglierà sempre l’oggetto centrale come simbolo di perfetto equilibrio. Un principio di psicologia della persuasione secondo il quale, per natura, siamo portati ad evitare gli estremi, utilizzati esclusivamente come termine di confronto nell’individuazione della scelta corretta, la quale sarà indirizzata esattamente nel mezzo.
Questo procedimento cognitivo prosegue anche al di fuori della dimensione materiale, coinvolgendo aspetti antropologici che intervengono attivamente nella formazione delle strutture sociali.
Di fatto, nella costituzione dei modelli comuni destinati a rappresentare un simbolo di rassicurante equilibrio è presente un’idea di “normalità” da attribuire all’individuo in quanto parte di una specifica collettività; un’idea applicabile a diversi piani esistenziali.
Tutto ciò che defluisce e si discosta da questo schema precostituito di apparente stabilità viene percepito come un estremo e pertanto considerato “non normale”, diventando oggetto di rifiuto e di discriminazione.
Tra le realtà travolte da questo primordiale procedimento mentale rientra purtroppo anche la disabilità.
L’autismo, in particolare, rappresenta un “estremo” ancora più difficile da comprendere e da accettare rispetto ad una disabilità fisica che nella percezione collettiva è di immediata assimilazione. Ciò in quanto un’alterazione del neuro-sviluppo comporta anche un’imprevedibilità comportamentale che, nell’immaginario, rischia di turbare l’equilibrio sociale.
Tuttavia lo stesso principio potrebbe essere al contempo risolutivo in senso inverso, suggerendo un percorso evolutivo di auspicabile civiltà, verso una più profonda intelligenza emotiva di massa. In cosmologia il paradigma di “Goldilock” è rappresentato dalla perfetta assonanza di 4 forze fondamentali che agiscono ognuna con la giusta misura ed in costante armonia tra esse: la gravità, l’elettromagnetismo, l’interazione debole e l’interazione forte; un equilibrio che rende possibile l’esistenza dell’intero universo.
Similmente, pensando all’autismo, mi piace immaginare che la giusta misura e corrispondenza di 4 elementi essenziali possa garantire un vissuto sereno alle persone con autismo ed a coloro che se ne prendono cura.
Queste quattro forze sono tutte assimilabili, seppur con funzioni differenti, al concetto di “Istituzione”, e nello specifico possono essere identificate nelle seguenti sfere di applicazione:
Diritto (Istituzione giuridica), Educazione (Istituzione scolastica), Etica (Istituzione familiare), Inclusione (Istituzione sociale).
Elementi che non appaiono indipendenti l’uno dall’altro, ma si relazionano in un procedimento di causa-effetto che ne determina chiaramente l’aspetto evolutivo.
L’etica è indubbiamente determinante sul piano antropologico per la costituzione del senso sociale che consente di stabilire i diritti ed i doveri dell’uomo all’interno della collettività. Tuttavia, pur essendo un sentimento primordiale innato, necessario all’acquisizione naturale del senso morale, rappresenta pur sempre lo specchio della conoscenza, per cui senza un corretto indirizzo educativo (Istituzione Scolastica) rischia di generare valori pericolosamente distorti. Un’etica genuina ed una conoscenza adeguata consentono, altresì, di dare luogo ad un’ottima Istituzione Giuridica basata, quindi, su valori umani e civili, capace di garantire disegni di legge a tutela di ogni categoria sociale. In definitiva una profonda morale, un’adeguata conoscenza ed una corretta giurisprudenza favoriscono lo sviluppo di un’Istituzione Sociale equilibrata e funzionale, in grado di consentire senza alcun dubbio una perfetta adattabilità ed inclusione di qualsiasi individuo.
Nella realtà è chiaro che tale corrispondenza non sempre è rilevabile e, diversamente, emerge un paradosso profondo: una Società che vuole imporre un senso di equilibrio fondato su modelli precostituiti, ma che, di fatto, estremizza le proprie funzioni proponendo soluzioni Istituzionali caotiche, disfunzionali ed inconciliabili. Ed invero ci troviamo spesso di fronte ad una Politica che non tutela ma si autotutela, ad una Scuola che non educa ad essere ma ad imitare, ad un modello di famiglia che invita a chiudersi alla vita, piuttosto che aprirsi a nuove esperienze di autonomia, e ad una Società che inevitabilmente non include, ma esclude e preclude.

G.Patti

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