BlogAutismo - I Colori del Silenzio

“Noi siamo infinito”

Citando il titolo del noto film di Stephen Chbosky appare davvero singolare la necessità che spinge gli esseri umani a dover necessariamente attribuire una misura ad ogni cosa, persino al senso della Vita. Carlo Rovelli, fisico contemporaneo tra i fondatori della teoria della gravità quantistica a loop, suggerisce una riflessione fondamentale sul concetto di “tempo”, riflessione che ritengo interessante ricordare in un momento di transizione temporale ricorrente ogni anno nel nostro calendario, durante il quale la fine di un anno solare apre le porte alla celebrazione di quello successivo. Un “passaggio” che assume un valore rituale ed invita le persone a tirare le somme della propria esistenza sulla base di simbolismi apotropaici ed auspici avveniristici. Ebbene, Rovelli sostiene un’idea di assenza di un ordine temporale comunemente percepito in “progressione orizzontale”, con la quale è possibile dimostrare la non esistenza del tempo. Secondo il fisico il “fluxus temporis” è il frutto esclusivo delle nostre percezioni, poiché in realtà ciò che in concreto è effettivamente rilevabile è il solo movimento delle cose rispetto ad altre cose. Ugualmente appare evidente come oltre l’atmosfera terrestre quantità e misure spazio-temporali risultino del tutto irrilevanti. Nello spazio siderale concetti in contrapposizione dimensionale ed altre percezioni gravitazionali appaiono del tutto insignificanti o semplicemente non misurabili, nè rilevabili in  termini sensoriali. Una prospettiva che evidenzia quanto siano ideologicamente invalidanti i limiti del nostro sentire rispetto a quanto non è consentito acquisire oltre la breve dimensione delle proprie  facoltà percettive. Lo stesso principio è teoreticamente applicabile sul piano antropologico in riferimento ai fenomeni culturali che danno forma alle nostre strutture sociali. I meccanismi cerebrali che regolano la forma mentis degli individui non sono molto dissimili da quelle fisiche che governano l’universo. Ogni informazione ricevuta contribuisce a creare precisi piani dimensionali dove tutto ha un senso limitatamente alle nostre percezioni, esclusivamente sulla base di quanto vissuto, conosciuto ed appreso; più raramente attraverso esperienze sensoriali dirette e consapevoli, più frequentemente (purtroppo) attraverso attività emulative di massa. Ecco che anche concetti come “normalità” e diversità” assumono un valore assolutamente contestuale. Ma se è pur vero che sul piano fisico i nostri sensi difficilmente possono prescindere dalla dimensione spazio-temporale nella quale siamo irrimediabilmente confinati, è possibile, di contro, sfuggire alla “legge di gravità culturale” che soffoca il fluire della Consapevolezza e delle nostre intelligenze.
In particolare parlando di autismo o più in generale di disabilità è molto facile confinare il valore di una vita, il cui potenziale è per natura illimitato, in un procedimento definitorio  strutturato e precostituito. E’ consuetudine pensare che un disabile sia incapace di accedere alle comuni opportunità di crescita evolutiva e sociale destinate ai modelli della normotipicità. In questo procedimento interviene attivamente anche una componente semantica. Non a caso il termine “disabile” è caratterizzato dalla presenza del prefisso “dis”  che nella lingua italiana trasforma il significato della parola a cui si lega nel suo opposto. Ne deriva che “dis-abile” assume letteralmente il significato di “non abile”.
E’ facile immaginare come questo limite semantico trovi naturale corrispondenza nel pensiero di massa, mutando velocemente in limite sostanziale. E’ necessario pertanto imparare a liberare i propri pensieri dalla forza di gravità culturale che regola la dimensione spazio-temporale delle nostre intelligenze strutturate, ed acquisire la consapevolezza di sè e del proprio sentire rispetto ad altro, evitando luoghi comuni e trappole semasiologiche.
Ritrovare il senso delle cose oltre il valore percettivo delle culture addomesticate significa restituire ai nostri figli la possibilità di essere, ed a noi stessi l’opportunità di diventare intelligenza libera nel fluire della vita. Ma affinchè ciò accada è fondamentale comprendere che “Libertà” non significa essere immuni dalla paura, dalle incertezze e dai fallimenti, ma essere aperti sempre alla Fiducia, abbracciando con piena consapevlezza sia le proprie fragilità che le proprie potenzialità, capaci di riconoscere in questa dicotomia il frutto unificante e distintivo della propria individualità che ci rende esseri unici agli occhi del mondo. Non dobbiamo dimenticare mai che il senso del vivere è racchiuso nel valore, nell’unione e nella condivisione delle infinite differenze che il seme della Vita è in grado di generare.

Gianluca Patti

“Il pensiero determina tutto ciò che sei. Se sei finito dipende dal tuo punto di vista: abbandona questa opinione e diventa infinito.” (Osho)

Be the First to comment.

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*