BlogAutismo - I Colori del Silenzio

Armonie

“E chiamai disordine
Quelle armonie in me”

Così scrive Nabil Salameh, cantautore e giornalista palestinese in una delle sue più apprezzate composizioni. Pur essendo parte di un testo musicale che racconta tematiche altre, queste parole riescono a farmi riflettere profondamente sul processo di formazione ideologica della società in merito alla natura espressiva dell’autismo nelle sue molteplici, quanto differenti manifestazioni. Tra le numerose forme descrittive utilizzate per attribuire un’identità specifica alle svariate sintomatologie rilevate è possibile ascoltare con una certa frequenza il termine “disordine” inteso in senso neurologico (spesso utilizzato in alternativa alla parola “disturbo”), ma esteso anche a livello sociale in riferimento ai possibili modelli di comportamento. E’ interessante innanzitutto esaminare il significato attribuito al suo contrario, “ordine”, che in linea generale viene definito come la disposizione razionale di elementi nello spazio e nel tempo, una condizione in cui nulla è fuori posto. Ne conviene che in materia di intelletto l’idea di disordine configura un’alterazione delle facoltà razionali, considerate determinanti nella struttura dei rapporti logici; uno stato, quindi, di profonda disarmonia. E’evidente che per poter dare un senso specifico ai succitati concetti è fondamentale rimanere in una dimensione di mera oggettività, dove non è previsto mutare pensieri e prospettive sulla base della propria individualità, ma è presente un’idea di valutazione comune destinata a diventare struttura edificante di massa. Una condizione che produce un effetto riflettente in grado di confondere l’immagine di sé stessi rispetto a ciò che è esterno e che abbiamo imparato a considerare totalizzante. Da ciò deriva che concetti come “ordine” ed “armonia” non risultano essere più il frutto del nostro personale “sentire”, ma diventano, nel tempo, pura definizione di una visione strutturata. E’ facile comprendere come anche le caratteristiche comportamentali degli individui soffrano profondamente di questa forma di valutazione imposta. Al di là delle rilevanze scientifiche che appaiono incontrovertibili nell’individuazione di una specifica condizione neurologica, dovremmo, sul piano sociale, imparare a mettere in discussione tutto ciò che ci è stato lentamente somministrato nel corso della vita in ambito educativo e culturale. Ciò che appare “disordine” per convenzione non lo è affatto in contesti diversamente o per nulla strutturati. La frase di Nabil Salameh suggerisce con quanta facilità il mondo ci ha insegnato a considerare “disordine” le armonie con cui la Vita da forma alla nostra individualità ed a quella degli altri.
In una società dove ciò che è differente dal comune senso oggettivo è diventato sinonimo perfetto di imperfezione è necessario riacquistare la consapevolezza universale che, per natura, ogni differenza è necessariamente armonia. Basterebbe, forse, sforzarci un po’ di più nell’intento di comprendere, almeno in parte l’altrui modo di osservare il mondo, liberandoci dal senso di facile giudizio che governa le nostre intelligenze assopite. Potremmo stupirci di quante perfette armonie è possibile trovare nei comportamenti “disordinati” di una persona con autismo.

Affermava Albert Einstein:

“Penso 99 volte e non trovo niente. Smetto di pensare, nuoto nel silenzio e la verità mi arriva.”

Credo fermamente che tra i 99 pensieri di una società disordinata i nostri figli rappresentano, senza alcun dubbio, quell’unico istante di silenzio e verità…

Gianluca Patti

Be the First to comment.

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*