Mese: novembre 2018

Il dono dimenticato della Consapevolezza

Molto spesso le particolarità delle persone con autismo diventano motivo di disorientamento nella struttura comportamentale di una società uniformata. Un disorientamento aggravato da una preesistente povertà culturale che non di rado assume le forme dell’intolleranza. Ciò rappresenta una condanna ad un limite difficilmente sanabile, metaforicamente equiparabile nella produzione degli effetti ad un “orizzonte degli eventi”, oltre il quale qualsiasi logica individualistica si perde e si annulla senza possibilità alcuna di ricostituzione, in favore di una sintetica visione collettiva. Una zona d’ombra dove ad ogni forma di differenza viene sempre attribuito un valore “sottrattivo” in termini valorizzanti, e le diverse abilità, in particolare, soffrono del limite culturale di massa che ne rileva esclusivamente le presunte insufficienze, tali solo sulla base di una persuasiva visione globale. Restano, dunque, prive di qualsiasi considerazione le potenzialità altre e le specifiche singolarità che paradossalmente spaventano più di ogni altra condizione di disallineamento sociale.
L’utilizzo della disabilità o delle discrepanze più evidentemente contrastanti con i paradigmi sociali di appartenenza (spesso erroneamente associate ad un’idea di profonda vulnerabilità) come strumento di offesa culturale è consuetudine antica, persistente e resistente a qualsiasi forma di evoluzione. Ciò evidenzia chiaramente una severa povertà in termini di intelligenza emotiva, condizione non di rado confusa con l’erudizione accademica la quale può rivelarsi solida in termini di conoscenza testuale e bibliografica, ma totalmente priva dell’elemento empatico della alterità, nonché della capacità di un pensiero autonomo.
Non so come e quanto sia possibile “raffinare” l’intelletto e la ricettività emotiva dei molti, che tende a confluire inevitabilmente verso una dimensione generalizzante, fatta di misere convenzioni e inutili luoghi comuni; una condizione che penalizza gravemente la maturazione di una visione individuale costruita su piani sostanziali ben più solidi, frutto di una progressiva evoluzione etica delle emozioni, e di una consapevole e soggettiva analisi della vita; caratteristiche che di fatto ci consentono di definirci esseri pensanti.
Credo però che alcuni limiti e vulnerabilità che forse inconsapevolmente attribuiamo ai nostri figli appartengono più a noi che a loro. Probabilmente è da ciò che nasce parte della paura che coltiviamo. Per questo motivo più che sentirci frustrati a causa dell’insufficienza  emotiva della società, nei confronti della quale non sempre si rivela possibile o funzionale agire in maniera diretta operando una accesa rivoluzione culturale, potremmo iniziare noi stessi a sviluppare una maggiore consapevolezza riguardo le potenzialità dei nostri figli e diventare lo specchio che ne riflette l’immagine limpida sul mondo. Ed invero la rabbia e la paura prevedono sempre una quota di verità relativa alla causa generante che, se si rivela inconsistente, ne estingue totalmente gli effetti. Sono convinto che solo trasformando il rancore in serena Consapevolezza è possibile opporsi con efficacia alle forme più resistenti e radicate di povertà culturale. Il lavoro di “rielaborazione sociale” che molti genitori ritengono auspicabile realizzare va molto oltre la dimensione della disabilità; è un invito alla Consapevolezza sul senso delle diversità che danno forma ed immagine alla vita stessa e che di conseguenza sono espressione naturale dell’intera umanità. Imparare ad ascoltare altre visioni del mondo ed a considerarle in relazione con la nostra singolarità ci insegna innanzitutto a metterci in discussione, a sradicarci da ideologie imposte e da culture “preconfezionate”; ci consente di osservare la vita senza filtri, con una mente libera da facili giudizi e ideologie prese in prestito. La presunzione delle verità assolute, l’egocentrismo, la predisposizione rassicurante all’uniformità di pensiero e di immagine e l’intolleranza reciproca verso ciò che differisce da una delle tante possibili visioni del mondo che abbiamo scelto di rappresentare, ma che nella realtà non ci appartiene, sono patologie sociali tipiche della natura umana, come ci insegna ampiamente la storia, con le quali dobbiamo confrontarci quotidianamente. Ciò significa che la maggior parte delle persone non ragiona per riflessione, ma per riflesso; modella i propri pensieri sulla base di ciò che ideologicamente gli viene offerto. Per questo motivo è fondamentale da parte nostra proiettare sul mondo un’immagine dell’autismo che sia veritiera, ma anche positivamente rivoluzionaria, dimostrando che i nostri figli hanno potenzialità ed abilità concrete e funzionali che hanno la necessità di essere  valorizzate da una dimensione sociale emotivamente matura, costruita sulla forza delle diversità individuali.
Per fortuna la storia ci insegna anche che ogni individuo è predisposto alla Consapevolezza, uno stato di coscienza viva che una volta raggiunto diventa una forza enorme in grado di risvegliare la mente e di rinnovare l’autenticità delle emozioni, modificando eventi, visioni e spesso intere culture.  Ecco perché è sempre fondamentale ri-partire da sé. Il senso dell’alterità è un viaggio verso se stessi che contestualmente ci conduce all’altro. Restituendo le giuste origini alla nostra dimensione interiore è possibile generare opportunità di rivalutazione esistenziale ipoteticamente destinate a chiunque ci cammini accanto o incroci per caso il nostro passo.
Un dono che ognuno di noi riceve con la Vita stessa, ma che, nel tempo, viene gradualmente alterato dalle distorsioni del mondo e dalla contaminazione educativa subita ed imposta.
La Consapevolezza è l’unica dimensione possibile che ci consente di “restituirci a noi stessi” e di “diventare altro” restando fermi nella piena certezza di sé.

Gianluca Patti

“Il dolore è una possibilità, la sofferenza una scelta”
(Mantra Buddhista)

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