Il valore della condivisione

Uno dei significati più concreti del termine “gruppo” è proposto dalla Treccani che lo definisce come un “Insieme di più cose o persone, distinte l’una dall’altra, ma riunite insieme in modo da formare un tutto”.
Il gruppo è dunque un’unione di differenze la cui compartecipazione  costituisce un equilibrio strutturale necessario per il conseguimento di un fine comune, ma anche soltanto per soddisfare esigenze di condivisione e di confronto. È chiaro che quando si parla di “differenze” il discorso si muove su molteplici livelli esistenziali che rappresentano in sostanza il vissuto individuale, sia in termini emotivi, che di esperienze concrete. Ognuno ha la propria storia, la propria struttura ideologica, le proprie fragilità ed il proprio modo di relazionarsi con gli eventi. Una condizione che rende piuttosto complesso mantenere questo equilibrio su di una posizione di costante stabilità, ma che allo stesso tempo rappresenta un’opportunità determinante di continua rivalutazione individuale. Ciò premesso è chiaro che raccontare e documentare le esperienze legate ai propri “spazi interni ed esterni” costituisce sempre un’opera di profonda condivisione. È un donarsi che già nella sola attività di rappresentazione del proporre o dell’agire è un invito a diventare parte di esperienze altre che possono divenire proprie.
Non tutti i vissuti, comunque, devono necessariamente essere oggetto di esplicita condivisione per acquistare un valore collettivo. Esistono esperienze che, pur restando silenti per particolari esigenze emotive, sono in grado di modificarci profondamente  e delle quali noi stessi diventiamo inconsapevolmente veicolo di condivisione nel relazionarci quotidiano con gli altri.
Riflettendo sul gruppo dei genitori di “Napoli per l’autismo” vedo un insieme di divergenze che convergono; ed il punto di unione è il futuro dei nostri figli. In questo procedere comune siamo tutti testimoni fondamentali, ed ognuno, attraverso il proprio vissuto, contribuisce in maniera diversa e a valorizzare questo percorso, con la stessa passione ed intensità, anche se su piani emotivi differenti. Credo che in qualsiasi cammino della vita ciò che appare assolutamente necessario è partire sempre da sé stessi e scoprirsi continuamente aperti al cambiamento, imparando ad abbracciare serenamente ogni difficoltà, senza dimenticare mai che il dolore è parte inscindibile dell’equilibrio esistenziale, come ci ricorda anche Tiziano Terzani nella sua ultima intervista, quando descrive l’antico simbolo  del Tao.
Una simpatica vignetta di Charlie Brown e Snoopy, presente sul web, recita:
“Un giorno moriremo tutti”. “Certo, ma tutti gli altri giorni no!”
Questo invito a vivere pienamente è, a mio avviso, una delle caratteristiche fondamentali del “Progetto Pass” che, al di là delle iniziative concrete di rinnovazione sociale, invita continuamente ad una profonda trasformazione emotiva che, sul piano collettivo, assume il valore di una vera e propria rivoluzione culturale. Un percorso che consente di mutare il senso di smarrimento e di paura in fiducia ed entusiasmo, invitando a vivere con piena consapevolezza ogni attimo presente, senza mai trascurare, nel contempo, le prospettive del futuro, indispensabili per superare l’angoscia del “dopo di noi”.
Ciò forse ci salva dalle difficoltà oggettive dell’autismo?
Probabilmente no, ma ci allontana sicuramente dai nostri sentimenti di rabbia e di frustrazione, dalle nostre insicurezze e dai limiti autoimposti! E questo credo sia un ottimo punto di partenza per provare a dare una direzione migliore alla nostra Vita ed a quella dei  nostri figli.
Non dovremmo mai dimenticare che noi genitori siamo parte attiva della società che desideriamo modificare. Se non cambiamo per primi la nostra prospettiva, difficilmente potremo educare gli altri ad una nuova cultura delle differenze.

Gianluca Patti

“Quando sei a un bivio e trovi una strada che va in su e una che va in giù, prendi sempre quella che va in su. È più facile andare in discesa, ma alla fine ti trovi in un buco. A salire c’è speranza. È difficile, è un altro modo di vedere le cose, è una sfida, ti tiene all’erta.” (Tiziano Terzani)

 

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