….A molti anni da leggi straordinarie - Napoli per l'autismo 2020

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17/04/2018
….A molti anni da leggi straordinarie: la Falcucci e la Basaglia. Una ricchezza nazionale non ancora compresa.
Il 13 maggio si celebrano i 40 anni della Legge 180 meglio conosciuta come Legge Basaglia.
Tale legge chiudeva, o meglio apriva, definitivamente i manicomi, luoghi creati ufficialmente per curare i “folli” ma in realtà nati per proteggere la “normotipicità” dalle proprie fantasie persecutorie nei confronti delle diversità.
Un anno prima di questa legge, il 4/8/1977 fu approvata la Legge 517 di riforma della scuola che conteneva tutto quanto già scritto nel Documento Falcucci del 1975 (C.M.227/75) ed in particolare l’abolizione delle scuole “speciali” create in passato per gli studenti con psicopatologia e/o disabilità consentendo loro la frequenza in classe insieme agli altri.
Leggi come queste sono straordinarie perché sostengono l’esercizio dei diritti dei più deboli e, nel contempo, aiutano a modificare gli assetti interni di ognuno di noi e a rivisitare le personali fantasie.
Chi ha una maniera differente di essere e di percepire il mondo può essere integrato nella comunità e incluso nella scuola insieme agli altri.
Persiste purtroppo a tutt’oggi l’idea di “riabilitazione” erronea, a mio avviso, almeno per ciò che riguarda l’età evolutiva.
I bambini ed i ragazzi con psicopatologia e/o disabilità, infatti, non si devono “riabilitare” ma devono essere posti in condizione di esprimere il loro potenziale nelle maniere più adatte a loro.
Al di là della forma il termine cela un aspetto pregiudizievole: ri-abilitare vuol dire renderti come io penso che tu debba essere svelando ciò che ancora oggi è la fantasia più frequente della comunità “normotipica” e cioè quella di “curare e guarire” chi non è come noi, rendere simile ciò che è dissimile.
In ambito scolastico il verbo riabilitare è andato di pari passo con quello di recuperare: il bambino diverso doveva, inserito in classe con tutti gli altri bambini della sua età e, anche se con i suoi tempi, apprendere le stesse cose proposte agli altri. Dunque anni e anni di “recuperi” mortificanti e frustranti per lui e per l’insegnante.
Le leggi straordinarie hanno bisogno di tempo per inserirsi nell’ordinario. Oggi molte cose nella vita dei bambini e ragazzi speciali sono cambiate ma persiste la cultura del separare, tenere distinto, ciò che è ambiente naturale di vita da ciò che è “riabilitazione”.
Ancora oggi, il bambino cosiddetto speciale, unico nel suo modo di essere che è difficilmente accettato, si deve recare in luoghi denominati centri forse anche perché rappresentano il Centro con la “C” maiuscola della sua vita e di quella dei suoi genitori, per apprendere ad essere autonomo…e dunque libero.
E se non impara ad essere autonomo e socialmente accettabile, c’è sempre un altro Centro che lo può ospitare notte e giorno, sempre rigorosamente chiuso, insieme ad altri 50, 100 o 200 che, come lui ma ognuno a suo modo, sono diversi dalla “normotipicità” che si compatta e si uniforma solo nei percorsi di esclusione dell’altro.
Allora i manicomi? Non erano stati chiusi? Ci si è dimenticato dei bambini e dei ragazzi? Perché i “diversi” si devono “riabilitare” tutti allo stesso centro qualunque sia la loro diversità diventando tutti uguali? Ma uguali per chi? Per la maggioranza di noi?
Perché i bambini che hanno una diversa percezione del mondo non devono essere allora supportati nei loro contesti naturali di vita?
Queste sono le domande senza risposta ancora oggi…. a 40 anni dalla Legge 180 e a 41 anni dalla Legge 517…
Luisa Russo
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