Ancora sul Social Club... - Napoli per l'autismo 2020

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08/01/2017
Ancora sul Social Club...
Scrivo ancora in merito al Social Club perchè ricevo molte telefonate di genitori che hanno figli grandi. Mi chiedono se c'è qualcosa per loro, se possono accompagnare i loro figli il pomeriggio per " fare qualcosa", un ennesimo tentativo.
Mi è difficile rispondere perché la storia del Social è lunga e costruita con i genitori.
Chi tra i genitori è nel gruppo da molto tempo può aiutarmi, forse, a descrivere ciò che si è venuto a creare tra operatori e genitori e che nella crescita e nella responsabilità condivise ha fatto sì che si sviluppasse una maniera differente di percepire il modo di fare dei bambini e dei ragazzi autistici.
Il Social Club,allora, è un'idea e come idea viaggia da un luogo ad un'altro; solo quando si è un poco stanchi si ritorna alla base per riprendere le forze per aprire tanti Social Club nelle scuole, nel quartiere, attraverso lo sport.
Ecco questo è quello che penso ed è per questo che sono in difficoltà quando mi si chiede che cosa offrite: offriamo un cambiamento di ottica ma questo è più difficile da spiegare se non si è camminato insieme...
Claudia, mamma di Niccolò 5anni:
Dunque raccolgo l'invito di Luisa per cercare di spiegare che il Social Club non è l'equivalente di un "centro riabilitativo" o di una ludoteca speciale.
L'idea è di luogo - prima mentale e poi fisico - che abiliti i bambini ed i ragazzi alla vita vera.
È uno spazio da cui partire per organizzare le autonomie, per imparare a conoscere il territorio, per aiutare ogni ragazzino a diventare un adulto quanto più indipendente possibile.
È il luogo di contatto con il resto del quartiere che finalmente ci vede rappresentati anche fisicamente come parte del territorio e non nascosti dentro la "Salute Mentale".
È anche un posto in cui le famiglie possono riunirsi per discutere problemi o progetti da portare avanti, scambiarsi esperienze e consigli.
È il posto dei fratelli speciali, dei compagni di classe che cercano di capire è di aiutare; degli insegnanti, degli operatori che non devono più "riabilitare" ma abilitare.
È il posto dove si vanno a ricaricare le pile quando perdiamo qualche battaglia oppure si festeggia con chi ha vinto la propria battaglia temporaneamente ma sa che dovrà ancora combattere.
Ovviamente non sfuggirà a chi legge che un programma preconfezionato per tutti non c'è perchè ciascuno deve fare il suo programma personale e portarlo avanti sapendo di non essere da solo perchè ci sono gli addetti ai lavori ed i genitori a sostenerlo ed aiutarlo ma che non troverà nel Social un nuovo modello di "centro riabilitativo" perchè esso va esattamente contro l'idea del centro chiuso.
Dobbiamo smettere di pensare che funzionino terapie presso i centri  ma gli operatori devono abilitare il bambino nel proprio contesto di vita.
Questo è il Social Club...
Elvira, mamma di Checco 10 anni:
Oltre che un luogo che abilita i ragazzi è un luogo che abilita noi adulti a guardare e ad affrontare le cose diversamente da come si faceva prima.
Chi entra si rende conto che forse se noi ci rapportiamo diversamente, diamo la possibilità ai nostri figli di vivere una vita senza troppe restrizioni.
Con il Social tutti quelli che lo frequentano si devono mettere in discussione e agire in prima persona.
Da qui partono progetti con il mondo, non distaccati da esso.
Il gruppo rafforza il cambiamento culturale. L'obiettivo non è solo quello di far uscire, per esempio, Checco da scuola per comprare le cose ma che la società impari a stare con lui e lui con essa.
Luisa Russo
Napoli per l'autismo - Social Club
Luogo di integrazione culturale autismo e dintorni
Responsabile: Dott.ssa Luisa Russo
Centro Unico Aziendale per la salute mentale in età evolutiva - Asl NA1
Tel. 081.2549854-53
Grafica e web design: Gianluca Patti
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