αὐτός di Gianluca Patti - αὐτός

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apud sidus

αὐτός
Pubblicato da Gianluca Patti in αὐτός · 27 Luglio 2019
Uno degli errori più comuni nella percezione della dimensione autistica imputabile alla cultura della “neuronormalità” consiste nella negazione consapevole di una istintualità razionale come origine di qualsiasi forma di espressione comportamentale. L’istinto, seppur matrice silenziosa, rappresenta un mezzo cognitivo fondamentale nel processo di elaborazione della realtà. Ed invero, se è provato che l’autismo risponde a regole percettive “alternative” è ugualmente dimostrabile che la natura istintuale dei soggetti autistici assume in qualche modo un significato diverso rispetto alle più comuni definizioni, affidandosi ad un’espressività non facilmente decifrabile da parte delle visioni più generalizzate e consuetudinarie della realtà, ma non per questo priva di elementi logici ben delineabili. Alla luce di questa analisi è plausibile ipotizzare che l’istinto autistico è equiparabile a ciò che nella dimensione “neurotipica” viene identificato come prodotto dell’inconscio. Cercare una corrispondenza tra la razionalità istintuale dei soggetti con autismo e la materia apparentemente inconsapevole dell’inconscio può apparire per certi versi profondamente contradditorio. Massimo Recalcati, sintetizzando l’analisi della filosofia freudiana, sulla base dell’interpretazione di Lacan, evidenzia come l’inconscio si discosta in sostanza dalla natura irrazionale dell’istinto, custodendo un linguaggio dell’essere ben definito, seppur distante dalla forme di proclamazione comunicativa della coscienza razionale. Diversamente, nella dimensione autistica l’istinto sembrerebbe trovare una corrispondenza profonda con la struttura logica dell’inconscio freudiano. Sempre Recalcati sottolinea come Lacan individua nel “desiderio” il senso concreto di questo inconscio. Dunque il desidero rappresenta materia espressiva, ovvero in termini di maggiore completezza, forma e sostanza dell'inconscio. Ne deriva che l'istinto, inteso come l'impulso naturale dell'agire, è la proiezione di una necessità razionale specifica, pur non facilmente identificabile ed intuibile.
Ma cos'è fondamentalmente il desiderio? Particolarmente interessante è la sua origine semantica. Dal latino “de”, preposizione con valore sottrattivo e “sidus”, stella, indica letteralmente “distanza dalle stelle”, evocando l'antica tradizione augurale di osservare il cielo a scopo profetico o apotropaico, nella celebrazione delle proprie speranze ed aspettive.
Secondo l’interpretazione della Treccani  tale significato

"allude più alla distanza tra il soggetto e l'oggetto di desiderio, e al moto dell'animo che li lega, che alla natura dell'oggetto stesso. Vincolato al registro del piacere e del dolore, ciascun individuo tende ad appagare le esigenze primarie legate alla sopravvivenza e a costruirsi un proprio universo di significati che rimandano alla dialettica natura-cultura” (...)
"Oltre a configurazioni omeostatiche, in grado di soddisfare bisogni primari che assicurano la sopravvivenza dell'individuo e della specie, se ne delineano altre non omeostatiche (per es., la curiosità esplorativa, il gioco, gli affetti), riconducibili all'investimento di un'eccedenza emozionale orientata verso uno stato di equilibrio che si può definire come 'piacere di stare al mondo'. Il desiderio tende così verso un equilibrio di livello superiore: oltre al soddisfacimento dell'esigenza di cibo, alla riproduzione e alla difesa dai pericoli, funzione propria del desiderio è di promuovere una 'collusione' emozionale con l'ambiente, nonché l'ottimizzazione delle potenzialità specie-specifiche e individuali." (cit.)

E’ chiaro, dunque, che l’istinto autistico non risponde ad elementari impulsi primordiali, ma similmente all’inconscio freudiano, rappresenta una codificazione complessa, precisa e razionale dei desideri.
L’errore dei comuni interventi “riabilitativi” basati sui principi della scienza del comportamento si traducono non tanto in una negazione del desiderio istintuale, ma in una mancata considerazione dello stesso. I cosiddetti “comportamenti problema” la cui manifestazione è comunemente attribuita ad una difficoltà di sintesi della realtà circostante o ad una forma di disallineamento con la stessa, nascondono probabilmente un’origine ben diversa, legata ad un mancato conseguimento in relazione all' "appagamento delle proprie esigenze primarie ed alla costruzione di un proprio universo di significati” che possa trovare una soddisfacente corrispondenza percettiva nel processo di decodificazione sociale.
Ne consegue che prima di concedere a specifiche strategie terapeutiche  la pretesa di modificare la forma e la struttura di un comportamento considerato convenzionalmente “disadattivo” bisognerebbe forse interrogarsi sulla matrice istintuale del desiderio che ne alimenta e ne modula le caratteristiche espressive.
E’ innegabile che ogni individuo ha il pieno diritto di coltivare ed abbracciare il proprio universo interiore sulla base delle proprie singolarità e del proprio modo di percepire il mondo e di “sentire” la vita.
Ciò equivale a ricongiungersi con il proprio desiderio di divenire parte inscindibile dell'esistenza, vuol dire annullare la distanza che separa l'origine dell'essere dalle “stelle”, nel pieno equilibrio e nel pieno riconoscimento delle proprie differenze. Coltivare la Consapevolezza dell’autismo significa imparare a vedere il “de sidus” dietro il moto discontinuo e la logica apparentemente irrazionale dell’ “autòs”, e riuscire a mutarlo in “apud sidus” (accanto alle stelle), ovvero in un’opera di perfetta ricongiunzione ed armonia tra il senso unico della propria individualità e quello di ogni singola differenza di cui è costituito il mondo.

Gianluca Patti



Noi, anime semplici e sinestetiche, che contestiamo l'involuzione delle convenzioni sociali, ingiustamente assolte da un dissacrante principio di inviolabile normalità dell'essere; noi che riconosciamo la perfezione dell'equilibrio universale nella compartecipazione esistenziale di ogni possibile diversità; noi, trasparenti e muti, ma silenziosamente estatici e mai infelici, non identifichiamo nelle parole il senso del nostro vissuto, ma ci affidiamo a purissimi silenzi e ricercata serenità, dove ogni suono può diventare colore, ogni colore mutare in voce ed ogni visione condurre lo sguardo verso molteplici possibilità percettive tra le infinite prospettive del vivere e dell'osservare.
L'autismo non ha confini, ma orizzonti infiniti; e non ha pareti, se non quelle che l'ignoranza della società sceglie di edificare. (Gianluca Patti)
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