αὐτός di Gianluca Patti - αὐτός

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Dasein e αὐτός

αὐτός
Pubblicato da Gianluca Patti in αὐτός · 18 Ottobre 2020
“Non far caso a me. Io vengo da un altro pianeta.
Io ancora vedo orizzonti dove tu disegni confini…”
Frida Kahlo

Nella filosofia esistenzialista di Martin Heidegger il “Dasein” indica la sostanziale consapevolezza dell’Essere in relazione con la dimensione temporale. Nel Dasein La linea di fusione dello spazio e del tempo rappresenta la determinatezza dell’esistenza, la sua piena realizzazione. Essere e tempo  trovano completa espressione e significato nella sostanza “atemporale” dell’hic et nunc, un paradosso dimensionale che restituisce alla Vita la libertà elementare del vivere. Il Dasein è dunque conoscenza esperienziale, possibilità di percepire l’immediato, l’esistenza stessa nell’istante in cui accade. Nondimeno l’idea fondamentale del “qui e ora” sembrerebbe rilevare una contraddizione ontologica nell’affermazione del presente come unica realtà cronologica conoscibile e sperimentabile. Secondo il filosofo contemporaneo Mauro Dorato il presente di un evento coincide con l'evento stesso, dunque non ha alcuna estensione temporale; una  teoria  che evoca in parte la filosofia antimaterialistica di Sant’Agostino il cui pensiero trova piena rilevanza nella famosa citazione: “Il tempo non esiste, è solo una dimensione dell'anima. Il passato non esiste in quanto non è più, il futuro non esiste in quanto deve ancora essere, e il presente è solo un istante inesistente di separazione tra passato e futuro.”
Diversamente Rajnes Chandra Mohan Jain, meglio conosciuto come Osho Rajneesh, definiva il qui e ora un’esperienza esistenziale: “Allorché, in te non si agita alcun pensiero, quando lo schermo della tua mente è assolutamente vuoto senza che una sola immagine vi scorra sopra ... questo è…e non può essere definito. Lo puoi sperimentare, è accessibile: è un diritto di tutti sperimentarlo, ma come definirlo?”
Una visione che si pone in netta contraddizione con quella di Sant’Agostino. Ed invero secondo Osho il presente è esistenziale: “com'è possibile definire l’esistenza usando qualcosa che non esiste? Il presente non esiste tra il passato e il futuro: il presente è oltre il passato e il futuro. Il presente è eternità”.
È esattamente questo ciò che vedo quando sperimento il punto di osservazione dell’autismo attraverso gli occhi di mio figlio: eternità, piena libertà di essere.
Il Dasein (l’esserci) incontra l’αὐτός (sé stesso) generando esistenza pura, piena determinatezza esistenziale.
Nell’agire di mio figlio passato e futuro sono elementi al servizio del presente. Trovano valore e significato esclusivamente in funzione dell’hic et nunc, al contrario di molti, me compreso, che affidano il senso del presente a ciò che è stato o che ancora non è.
L’ αὐτός non è chiusura in se stessi, allontanamento dal resto di sé, ma è perfetta consapevolezza di sé e dell’esistenza attorno a sé, in un istante che già non è più istante, ma eternità. È l’ “esserci” autentico e incontaminato della vita. Nell’autismo ogni frame della vita è presenza, esistenza, materia esperienziale, è Dasein in grado di trascendere i limiti del mondo, le convenzioni, i paradigmi e le disabilità culturali legate a processi di sterile emulazione massiva.
Trovo davvero curioso come gli ideali riconosciuti dalla normotipicità esaltino coloro che hanno perso la propria idividualità nel nome di un “noi” identico che non gli appartiene, arrogandosi  il diritto di estirpare il Dasein dall’ αὐτός per allontanarlo dalla perfetta dimensione “atemporale” dell’hic et nunc e condurlo in un tempo sintetico che tutto è tranne che esistenza.

“Uno psicologo fece un piccolo esperimento. Fissò un enorme foglio di carta bianca su una lavagna, coprendola. Gli studenti lo osservavano. Quindi lo psicologo prese la penna e su quell'immenso foglio bianco fece un puntino minuscolo, solo uno, praticamente invisibile. Gli studenti dovettero avvicinarsi fin quasi a toccarlo con il naso, per poterlo vedere.
A quel punto chiese: «Cosa vedete?». E tutti risposero: «Un puntino nero». Nessuno vide il foglio bianco. Nessuno, non un solo studente su cinquanta, disse: «Vedo un grosso foglio dl carta che ricopre l'intera lavagna>>. Non uno! Tutti dissero: «Un puntino nero». E la domanda era: «Che cosa vedete?».
Cos'era accaduto? L'enfasi. L'abitudine a leggere porta a mettere l'accento sui caratteri neri, i segni neri sulla carta; nessuno vede il foglio bianco.
Cambia semplicemente l'enfasi. Inizia a guardare il foglio bianco, anziché il puntino nero - questo ti porterà a una rivoluzione radicale.
Quando in te scorrono due pensieri, tra di essi c'è un intervallo, una pausa, uno spazio vuoto. Quando in te scorrono due parole, tra di esse, di nuovo, esiste uno spazio vuoto. Guarda sempre di più in quegli spazi vuoti; perdi di vista le parole...osserva gli spazi vuoti. (…)
Cambia semplicemente il fuoco della tua attenzione: passa dalle figure allo sfondo. l pensieri sono le figure, la consapevolezza è lo sfondo. La mente è formata di figure e la non-mente è lo sfondo. Inizia semplicemente a osservare gli spazi vuoti, gli intervalli. Innamorati degli intervalli! Scendi in essi profondamente, indaga in essi più in profondità: nascondono segreti importantissimi. In essi è nascosto il mistero.
Il mistero non si trova nelle parole che scorrono nella mente; quelle parole sono banalità, impressioni esteriori. Osserva invece lo sfondo su cui scorrono, su cui si agitano come increspature:
scruta in quella consapevolezza; è infinita. È il tuo essere.”
(Osho L’arte di ricrearsi)
 
Lasciamo che i nostri figli continuino ad essere sempre eternità - “Allorché, in te non si agita alcun pensiero, quando lo schermo della tua mente è assolutamente vuoto senza che una sola immagine vi scorra sopra” - e partecipiamo con loro a questa eternità, senza avere la pretesa di cambiare alcunché.
L’ αὐτός è pura consapevolezza poiché è in grado di osservare lo “sfondo della vita”, gli intervalli, le increspature ed i silenzi.
Ebbene, impariamo a diventare anche noi possibilità di percezione, determinatezza dell’esistenza; iniziamo a guardare il mondo da un’altra prospettiva.

Gianluca Patti

 



Noi, anime semplici e sinestetiche, che contestiamo l'involuzione delle convenzioni sociali, ingiustamente assolte da un dissacrante principio di inviolabile normalità dell'essere; noi che riconosciamo la perfezione dell'equilibrio universale nella compartecipazione esistenziale di ogni possibile diversità; noi, trasparenti e muti, ma silenziosamente estatici e mai infelici, non identifichiamo nelle parole il senso del nostro vissuto, ma ci affidiamo a purissimi silenzi e ricercata serenità, dove ogni suono può diventare colore, ogni colore mutare in voce ed ogni visione condurre lo sguardo verso molteplici possibilità percettive tra le infinite prospettive del vivere e dell'osservare.
L'autismo non ha confini, ma orizzonti infiniti; e non ha pareti, se non quelle che l'ignoranza della società sceglie di edificare. (Gianluca Patti)
Grafica e web design:
Gianluca Patti
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