αὐτός di Gianluca Patti - αὐτός

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I silenzi del dialogo

αὐτός
Pubblicato da Gianluca Patti in αὐτός · 6 Ottobre 2019
Ha scritto Ada Manfreda che “Il narrare mai descrive, agisce; su me che racconto, sull’altro che ascolta” .
La materia dialogica è essenzialmente sostanza separata dalla materia semantica dell’esporre, del rievocare e del descrivere, è un fluire condiviso che si muove e si determina tra le pause ed i silenzi di ogni processo discorsivo.
L’attesa che precede la genesi semasiologica di un pensiero partecipato è istante deduttivo, che modula e definisce una parte del proprio universo introspettivo, in considerazione di spazi interni, alieni alle nostre strutture logiche ed esperienziali.
Ed invero, le parole non posseggono alcuna oggettività universale, ma dimensioni limitatamente oggettive, determinate dal senso semantico della cronologia dei valori, eletti e consacrati dal flusso remoto degli eventi che, nel tempo, formano e delineano i percorsi individuali e condivisi.
È possibile immaginare che il senso del narrare custodisca il proprio significato tra le derive del dialogo, tra i semitoni di un’apologia del silenzio, nella quale gli intervalli muti del discorrere si concedono ad un atto di accoglimento dell’altro, che è istante celebrativo dell’ascolto.
Ascoltare, dunque, vuol dire nutrirsi di un alternanza di silenzi, di un non dire che, sospinto dai riverberi del pensiero, diventa a sua volta narrare, per poi tornare ad essere nuovamente attesa.
Tra la sostanza breve, eppure eterna, di queste pause è custodito il mistero di un’alterità evocativa delle differenze, che non rinnega il sé, né respinge ciò che è altro da sé.
Il dialogo, benché materia condivisa, è sempre un incontro con sé stessi, un ritorno alle proprie origini, poiché inevitabilmente consente di riconoscere nell’universo altrui, nell’altrui percezione delle cose, una quota muta della propria interiorità; frequenze esistenziali dimenticate, forse rinnegate o semplicemente mai percepite.
Il narrare mai descrive, agisce”. È un processo di ricostituzione del senso della prospettiva tra il nostro esistere e ciò che è esistenza oltre noi.

Gianluca Patti



“Il tuo prossimo
è lo sconosciuto che è in te, reso visibile.
Il suo volto si riflette
nelle acque tranquille,
e in quelle acque, se osservi bene,
scorgerai il tuo stesso volto.
Se tenderai l'orecchio nella notte,
è lui che sentirai parlare,
e le sue parole saranno i battiti
del tuo stesso cuore.
Non sei tu solo ad essere te stesso.
Sei presente nelle azioni degli altri uomini,
e questi, senza saperlo,
sono con te in ognuno dei tuoi giorni.
Non precipiteranno
se tu non precipiterai con loro,
e non si rialzeranno se tu non ti rialzerai.
(Kahlil Gibran  - Gesù Figlio dell’Uomo)
 
 



Noi, anime semplici e sinestetiche, che contestiamo l'involuzione delle convenzioni sociali, ingiustamente assolte da un dissacrante principio di inviolabile normalità dell'essere; noi che riconosciamo la perfezione dell'equilibrio universale nella compartecipazione esistenziale di ogni possibile diversità; noi, trasparenti e muti, ma silenziosamente estatici e mai infelici, non identifichiamo nelle parole il senso del nostro vissuto, ma ci affidiamo a purissimi silenzi e ricercata serenità, dove ogni suono può diventare colore, ogni colore mutare in voce ed ogni visione condurre lo sguardo verso molteplici possibilità percettive tra le infinite prospettive del vivere e dell'osservare.
L'autismo non ha confini, ma orizzonti infiniti; e non ha pareti, se non quelle che l'ignoranza della società sceglie di edificare. (Gianluca Patti)
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Gianluca Patti
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