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Gli orizzonti incerti del condizionamento operante

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Pubblicato da Gianluca Patti in αὐτός · 23 Agosto 2019
Appare oggi eticamente esiziale la misura in cui i teorici del behaviorismo espansionista tentino a tutti i costi di imporre la filosofia del condizionamento operante quale ubi consistam di una dogmatica aletologia terapeutica applicata alla materia dell'autismo.
Le tempistiche sempre meno distanti di una invocazione diagnostica da parte del tessuto parentale aprono con crescente frequenza le porte ad una indotta celebrazione mnestica che sontuosamente glorifica l’efficacia delle metodologie di apprendimento ispirate al comportamentismo radicale di Skinner ed in particolare alle più recenti formule applicative di Lovaas, ponendole su un piano di esclusiva possibilità abilitativa. In verità nei complessi ambagi della “poliorcetica metodologica” delle proposte scientifiche la dimensione genitoriale si perde e si confonde trascinandosi quasi sempre verso derive terapeutiche di contemporanea vocazione di massa, magnificate dal sempre più crescente paradigma dell’interventismo solipsista. Il setting operativo del comportamentismo attuale, sintetizzabile in una quadrilatera struttura dimensionale destinata all'esclusivo binomio connettivo terapista/paziente, sembra quasi rappresentare l'evoluzione dell'arcaica "Box Skinner" nella quale le cavie sottoposte a sperimentazione subivano la modifica e la modulazione dei comportamenti naturali ed istintuali attraverso la somministrazione coatta di rinforzi positivi e negativi, secondo lo schema dell’ “habit loop”.  Una strategia che, applicata intensivamente alla dimensione umana, seppur con modalità differenti,  suggerisce un percorso di disgregazione dell'individuo, già per altre forme storicamente condiviso dall'anticulturale pedagogia colpevolizzante e premiante, ancora oggi particolarmente resistente ai processi di evoluzione antropica. Una consuetudine educativa che le attuali metodologie didattico/formative ed accademiche sembrerebbero aver assolto per mezzo di una variante ideologica, promuovendo  il concetto eticamente più seducente di "competitivismo" del sapere. Ecco dunque che la complessa struttura ultradimensionale dell'individuo si esaurisce in un elementare procedimento di formulazione numerica unidimensionale che ha la pretesa di determinare il valore e le capacità individuali sulla base di paradigmi di valutazione fedeli alla sterile ideologia del conformismo sociale. Dunque, in un contesto profondamente involutivo dell'essere, nel quale già la "neuronormalità" (ipotizzando che esista una neuronormalità) fatica a ricongiungersi alle proprie origini essenziali, appare evidente come una presunta “neurodiversità” possa trovare serena collocazione in una struttura di condivisione e di compartecipazione sociale, per certi versi eticamente obnubilata ed inconsistente.
I limiti del comportamentismo, ben rappresentati da Noam Chomsky, si determinano in particolare nella pretesa di rendere perfettamente prevedibili i comportamenti umani, cosa di fatto non realizzabile in funzione della variabilità dei processi mentali di ogni singolo individuo e di un innatismo che resta comunque indipendente da qualsiasi stimolo o intervento esterno.
Un concetto che sovente mi è capitato di ascoltare o di leggere, idealmente configurato nella visione scientifica, afferma la consapevolezza della propria condizione di “disabilità” da parte dei soggetti autistici, accompagnata da un conseguente desiderio di “normalizzazione”. Trovo innanzitutto avventato proclamarsi intenditore dei desideri altrui, in particolare di uno status tanto complesso. Oramai è materia consolidata che l’autismo corrisponde ad un modo altro di percepire la vita. Ragionando in tal senso appare evidente che l’esistenza non prevede alcun modello di percezione al quale desiderare di conformarsi, poichè ogni individuo ha modalità proprie di relazionarsi alla vita. Quindi immagino che il disagio degli individui con autismo, ove si registri, vada più che altro ricercato in una incapacità di una determinata porzione sociale di operare oltre gli schemi predeterminati del proprio assetto culturale.  Pertanto sarebbe auspicabile impegnarsi per fornire ai soggetti autistici ogni strumento di interazione possibile per mezzo, ad esempio, della CAA (Comunicazione aumentativa alternativa), così da riuscire liberamente a relazionarsi con altri canali esistenziali, senza dover necessariamente rinnegare la propria natura percettiva, in favore di “mores” contemporanei in certa misura profondamente discutibili.
E’ ovvio che ciò non significa in alcun modo proclamare l’auspicabilità di una qualsiasi forma di “anarchia comportamentale”, ma al contrario invitare ad una valorizzazione degli individui nel rispetto delle proprie differenze essenziali. Significa sperare che un bambino o un ragazzo con autismo non venga più visto come un alieno nella manifestazione legittima della propria realtà percettiva e che sia pertanto costretto a modificarla, ciò nella consapevolezza che nessun soggetto autistico produce per natura “comportamenti problema”, ma gli stessi sono il risultato di una società che non più è in grado di assolvere al proprio compito originale di unione e di fusione delle differenze, orientato ad una crescita etica e culturale comune.

Gianluca Patti



Carta dei diritti della Comunicazione

Ogni persona indipendentemente dal grado di disabilità ha il diritto fondamentale di influenzare mediante la comunicazione, le condizioni della sua vita. Oltre a questo diritto di base, devono essere garantiti i seguenti diritti specifici:

1. Il diritto di chiedere oggetti, azioni, persone e di esprimere preferenze e sentimenti.
2. Il diritto di scegliere tra alternative diverse.
3. Il diritto di rifiutare oggetti, situazioni, azioni non desiderate e di non accettare tutte le scelte proposte.
4. Il diritto di chiedere e ottenere attenzione e di avere scambi con altre persone.
5. Il diritto di richiedere informazioni riguardo oggetti, persone, situazioni o fatti che interessano.
6. Il diritto di attivare tutti gli interventi che rendano possibile comunicare messaggi in qualsiasi modo e nella maniera più efficace indipendentemente dal grado di disabilità.
7. Il diritto di avere riconosciuto comunque il proprio atto comunicativo e di ottenere una risposta anche nel caso in cui non sia possibile soddisfare la richiesta.
8. Il diritto di avere accesso in qualsiasi momento a ogni necessario ausilio di comunicazione aumentativa-alternativa, che faciliti e migliori la comunica- zione e il diritto di averlo sempre aggiornato e in buone condizioni di funzionamento.
9. Il diritto a partecipare come partner comunicativo, con gli stessi diritti di ogni altra persona, ai contesti, interazioni e opportunità della vita di ogni giorno.
10. Il diritto di essere informato riguardo a persone, cose e fatti relativi al proprio ambiente di vita.
11. Il diritto di ricevere informazioni per poter partecipare ai discorsi che avvengono nell’ambiente di vita, nel rispetto della dignità della persona disabile.
12. Il diritto di ricevere messaggi in modo comprensibile e appropriato dal punto di vista culturale e linguistico.

National Committee for the Communication Needs of Persons
with Severe Disabilities, 1992
Traduzione a cura ISAAC Italy
 
 
 



Noi, anime semplici e sinestetiche, che contestiamo l'involuzione delle convenzioni sociali, ingiustamente assolte da un dissacrante principio di inviolabile normalità dell'essere; noi che riconosciamo la perfezione dell'equilibrio universale nella compartecipazione esistenziale di ogni possibile diversità; noi, trasparenti e muti, ma silenziosamente estatici e mai infelici, non identifichiamo nelle parole il senso del nostro vissuto, ma ci affidiamo a purissimi silenzi e ricercata serenità, dove ogni suono può diventare colore, ogni colore mutare in voce ed ogni visione condurre lo sguardo verso molteplici possibilità percettive tra le infinite prospettive del vivere e dell'osservare.
L'autismo non ha confini, ma orizzonti infiniti; e non ha pareti, se non quelle che l'ignoranza della società sceglie di edificare. (Gianluca Patti)
Grafica e web design:
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