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Sintesi percettiva e modulazione sociale

αὐτός
Pubblicato da Gianluca Patti in αὐτός · 13 Settembre 2019
"Non c'è mai fine. Ci sono sempre dei suoni nuovi da immaginare, nuovi sentimenti da sperimentare. E c'è la necessità di purificare sempre più questi sentimenti, questi suoni, per arrivare ad immaginare allo stato puro ciò che abbiamo scoperto. In modo da riuscire a vedere con maggior chiarezza ciò che siamo. Solo così riusciamo a dare a chi ci ascolta l'essenza, il meglio di ciò che siamo" (John Coltrane)

Durante l’adolescenza mi appassionai profondamente alla sintesi del suono. Capire le dinamiche dei processi di produzione della fonetica tecnologica dopo diversi anni di studio di pianoforte classico significò approcciarmi ad un’eteroclisia tonale, un sincretismo sonoro maturato dalla fusione di frequenze e forme d’onda, singolarmente esistenti per natura, ma materialmente non reperibili in determinate configurazioni connettive e complessi profili armonici.
Ricordo bene il primo sintetizzatore che acquistai, non una proteiforme workstation, ma un Virtual Analog synthesizer (Oberheim OB12) basato sui procedimenti di sintesi sottrattiva, una tecnica che prevede come punto di partenza una sorgente sonora ricca di armoniche dalla quale si filtra e si modula gradualmente il contenuto, fino ad ottenere illimitate possibilità ed evoluzioni sonore.
Iniziai nel tempo a comprendere la struttura dei suoni più semplici, ma anche a riconoscere sfumature percettive precedentemente sconosciute agli strati più superficiali di ciò che riusciva a suggerire la mia dimensione sensoriale.
Oggi l’esperienza della paternità mi ha concesso l’opportunità di decostruire le strutture percettive della teoria della mente fedele alle interpretazioni più convenzionali degli attuali mores sociali attraverso il precipitare improvviso verso gli orizzonti profondi ed irregolari della visione autistica. In questo inaspettato vivere, gli articolati  plessi teorici della sintesi del suono esplorati nel passato sembrano trovare una corrispondenza rivelatrice riguardo la definizione limitata della realtà o delle realtà che i propri sensi corporei, etici ed ideologici, dunque complessivamente esperienziali, tentano di attribuire al rapporto tra la l’identità di sé e di ciò che è materia esterna al sé.
Il sentire autistico appare simile ad un procedimento di sintesi sensoriale che risponde a specifiche e complesse modulazioni percettive. Il silenzio con il quale spesso si pretende di simboleggiare la dimensione dell’autismo appare, in realtà, come un’esplosione di sensorie frequenze e forme d’onda che, se correttamente sintetizzate sul piano della conoscenza, riescono a condurre verso superiori prospettive di Consapevolezza.
Questa idea di "sintesi" sembrerebbe rilevare una differenza sostanziale di intenti tra le varie proposte abilitative applicate all'autismo. Il comportamentismo si affida, ad esempio, ad una sintesi orientata alla dissoluzione delle identità. Modulare il comportamento lavorando sulla prevedibilità delle risposte ambientali vuol dire sintetizzare la struttura individuale del soggetto in carico, sottraendo frequenze e sequenze percettive al fine di costruire un "suono" che si avvicini il più possibile alla struttura del pentagramma sociale. Per converso una sintesi culturale che lavori realmente sui principi armonici dell'alterità dovrebbe operare non sulla semplificazione dell'altrui funzione percettiva o delle risposte ad essa associata, ma sulla conoscenza e sulla consapevolezza dei diversi modi di essere, di sentire e di comunicare, in relazione all'impianto sociale di appartenenza.
Dunque, cercare di sintetizzare in termini di comprensione i codici sensoriali dell'autismo non significa dissolverne la struttura, ma comprenderne le dinamiche per poter modulare parte della propria capacità percettiva.
Diversamente dalla scienza del comportamento il progetto PASS (Progetto di adozione scolastica e sociale) riesce ad applicare alla perfezione questa teoria, realizzando un'attività di sintesi non sulla natura dell'autismo, ma sulla capacità di comprensione della dimensione autistica, arricchendo il pentagramma sociale con nuove armoniche e forme d'onda percettive che offrono la possibilità di condurre verso più alti livelli di coscienza collettiva e maturazione culturale.
È fondamentale impegnarci affinché i nostri figli possano restare integri nelle proprie frequenze percettive e sempre fedeli alle proprie prospettive sensoriali, così da insegnare al mondo che esistono suoni e modulazioni che, sebbene distanti dalla banalità delle note del convenzionalismo sociale, possono donare a coloro che si impegnano ad aprirsi ad un ascolto più profondo, sinfonie di inaspettata bellezza e perfezione.

Gianluca Patti



Noi, anime semplici e sinestetiche, che contestiamo l'involuzione delle convenzioni sociali, ingiustamente assolte da un dissacrante principio di inviolabile normalità dell'essere; noi che riconosciamo la perfezione dell'equilibrio universale nella compartecipazione esistenziale di ogni possibile diversità; noi, trasparenti e muti, ma silenziosamente estatici e mai infelici, non identifichiamo nelle parole il senso del nostro vissuto, ma ci affidiamo a purissimi silenzi e ricercata serenità, dove ogni suono può diventare colore, ogni colore mutare in voce ed ogni visione condurre lo sguardo verso molteplici possibilità percettive tra le infinite prospettive del vivere e dell'osservare.
L'autismo non ha confini, ma orizzonti infiniti; e non ha pareti, se non quelle che l'ignoranza della società sceglie di edificare. (Gianluca Patti)
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Gianluca Patti
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