Legge 180 e festa della mamma - Napoli per l'autismo 2020

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13/05/2018
Legge 180 e festa della mamma
Quest’anno la festa della mamma coincide con i 40 anni della legge 180, meglio conosciuta come legge Basaglia, dal nome dello psichiatra che la ispirò. Forse anche altre volte è successo ma non ce ne siamo accorti e soprattutto non abbiamo pensato, in passato, a fare dei collegamenti.
Sono stata ad Iseo sull’omonimo lago, per partecipare ad un convegno dal titolo:  « L’impossibile può diventare possibile » in onore di Franco Basaglia.
Si è sottolineato molto l’aspetto che la legge 180 (legge Basaglia) con la chiusura dei manicomi, rappresentasse un punto di partenza e non di arrivo per il cambiamento.
È stato detto che Basaglia ci ha insegnato, che idee e azioni non possono essere disgiunte, che dietro al fare deve esserci un pensiero che di continuo si verifica e si aggiusta in un nuovo fare.
Devo dire, però, che la scarsa presenza di donne in qualità di relatrici al convegno in contrasto con la loro presenza massiccia tra gli uditori mi ha fatto riflettere su quanto ci sia ancora da fare ma soprattutto da pensare in termini culturali.
Non vorrei essere fraintesa quando parlo di cultura mi riferisco in generale a qualcosa che appartiene sia agli uomini che alle donne, a qualcosa di cui siamo profondamente impregnati.
La donna genera: la «generazione» che si crea dall’atto del generare, fa sì che il mondo vada avanti.
Ma proprio ciò fa percepire maggiore responsabilità alla stessa donna. Qualche volta la responsabilità è sentita così forte, il tempo del «prendersi cura» e quindi del «fare» è avvertito in maniera così assoluta, che si lascia la trasmissione del «pensiero» all’altro.
Ma nell’atto del «generare» è già implicito un pensiero di protezione del più debole, dell’indifeso.
Non è un caso, a mio avviso, che, come già ho avuto modo di scrivere, fu proprio una donna, la senatrice Franca Falcucci, a ispirare una legge in favore dei bambini e dei ragazzi con differenti modi di essere e di percepire il mondo, rivoluzionaria almeno quanto quella di Basaglia.
Cito quanto contenuto nel Documento Falcucci del 1975 che poi fu integralmente inserito nella legge di riforma della scuola del 1977:
la scuola "proprio perché deve rapportare l'azione educativa alle potenzialità di ogni allievo, appare la struttura più appropriata per far superare le condizioni di emarginazione in cui altrimenti sarebbero condannati i bambini handicappati".
I bambini e i ragazzi che hanno un differente modo di percepire il mondo sono "minori che in seguito a evento morboso o traumatico intervenuto in epoca pre-peri-post natale presentino una menomazione delle proprie condizioni fisiche, psichiche e/o sensoriali, che li mettano in difficoltà di apprendimento o di relazione". Il progetto educativo delineato predilige il tempo pieno inteso come "successione organica ed unitaria di diversi momenti educativi programmati e condotti unitariamente dal gruppo degli operatori scolastici (...) aperto anche ad agenti culturali esterni alla scuola, di ricerca e di esperienza personale e di gruppo, di attività socializzante".
Una rivoluzione vera e propria in tema di diritti dei più fragili!
Ma perché, allora, non viene quasi mai citata?
Restituire dignità e diritti a chi li ha persi ha il vantaggio di conoscere ciò di cui è stato privato un soggetto in età adulta e che gli deve essere restituito.
Ma i diritti dei bambini come si garantiscono? Quale adulto decide cosa è bene per loro? E siamo sicuri che quello che pensiamo giusto per loro lo sia veramente?
Anche le scuole «speciali» come i manicomi, avevano una loro apparente spiegazione: curare chi era diverso per renderlo adatto alle regole della società.
Prendersi cura dei loro modi di essere presuppone, al contrario, conoscerli a fondo e per conoscerli a fondo bisogna osservarli a lungo ed essere curiosi delle loro strategie risolutive ma anche rispettosi di ciò che di loro non riusciamo, nonostante tutto, a comprendere perché non rientra nei nostri schemi di vita che dovremmo perciò modificare di volta in volta.
Chi può fare prima e più degli altri tutto ciò?
Una mamma «generatrice» si è da lei che deve partire la costruzione del percorso di autonomia del proprio figlio; è lei che deve sostenerlo per farlo sentire libero di essere se stesso e di potersi esprimere come meglio gli riesce.
Solo se lo farà la madre sarà consentito agli altri di fare altrettanto: è un compito difficile ma necessario che sembra «naturale» ma che preserva un « pensare » profondo che ancora oggi si ha timore di esprimere.
Ecco allora che cosa hanno in comune la legge Basaglia e la festa della mamma: ricordare a tutti chi ha restituito, attraverso una legge, i diritti ai più fragili e chi ha il compito di costruire giorno dopo giorno, insieme al proprio figlio, un sistema di valori e fare in modo che tutti imparino a rispettarlo e a far sì che il suo modo di essere diventi diritto!
Auguri a tutte le mamme speciali!
Luisa Russo
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